domenica 16 novembre 2014

Turbolenze

Ciao ragazze. Vi avverto che è parecchio lungo questo post, noioso, speculativo e caratterizzato da un'inaspettata e non prevista -giuro- escalation depressiva.

Sono stata giù a casa questo weekend, e ho visto il mio ragazzo, dopo 5 mesi esatti.
E' venuto a prendermi giovedì sera tardi all'aeroporto, siamo stati insieme venerdì e sabato, e stamattina presto mi ha accompagnata di nuovo all'aeroporto.
Rivederci è stato stupendo, siamo stati dei polipi sdolcinati, sia in casa che fuori, incuranti del "pubblico".
Ma.. Nemmeno 3 giorni pieni e abbiamo avuto comunque un litigio orribile..
Per via di quel tipo con cui chattavo, ricordate? Quello che faceva il cretino, mi dava nomignoli, mi scriveva belle cose, mi corteggiava un po', diceva che sono bella, che vorrebbe vedermi, che mi pensa, ecc.. Ed io? Non ho mai ricambiato apertamente, non ho mai detto cose come "anche io", "va bene", ecc.. Però ridere come una scema, dirgli "daiii smettila! :P" non è proprio come prendere le distanze e mandarlo a quel paese. Gli ho dato corda, ammettiamolo. Non con cattive intenzioni.. Dopotutto faceva solo battute, scherzi, doppi sensi, erano frasi buttate lì, senza un vero significato, senza scopo, senza intenzioni concrete, di certo non da parte mia. Ma ovviamente era sbagliato lo stesso. Ed io lo sapevo. Sapevo che il mio ragazzo sarebbe impazzito se avesse letto cose del genere, ma ho fatto comunque l'ochetta.
Perchè? Perchè sono cretina. Mi faceva piacere che qualcuno mi pensasse, mi desiderasse, mi corteggiasse.. Ero lontana da casa e da tutti, gli amici mi scrivevano poco e niente, non vedevo il mio ragazzo da mesi e ci sentivamo pochissimo, era un periodo di abbuffate con e senza vomito, di stress per la ricerca della casa, di nostalgia, di solitudine, e lui poteva capirmi.. Si era trasferito prima a New York e poi vicino Londra, non vedeva mai i suoi, nè la ragazza, era addirittura in un paese straniero, parlava un'altra lingua, aveva un altro fuso orario, io stavo a Milano dove lui era cresciuto. Mi capiva ed eravamo simili.. Ed io mi sentivo talmente brutta, gonfia, grassa da morire, con tutti quei kg in più addosso... Era una carezza all'autostima, sbagliata ma niente di più..
Ma da cretina che sono, non ho cancellato la chat prima di scendere. E ancora più cretina, l'ho cancellata dopo che avevo visto il mio ragazzo, dopo che avevo lasciato il cell incustodito con lui -occhiolungo- per un po'.
E lui se ne è accorto. Non so cosa abbia letto, non so cosa abbia immaginato, non so cosa gli abbia confermato il fatto che avevo cancellato tutto... ma -giustamente- si è incazzato da morire.
Non con me, in realtà, con lui. E' impazzito.. Voleva "rovinarlo", "distruggergli la vita", scrivere alla sua fidanzata, telefonargli, ecc..
Ho cercato di tranquillizzarlo, ho giurato, ho promesso, ho pianto, l'ho fermato quando voleva andare via, gli ho tolto il mio cell più volte dalle mani, ho avuto paura quando urlando ha mollato un pugno sul cruscotto della mia macchina, l'ho pregato di ragionare, l'ho rassicurato, l'ho lasciato parlare, l'ho supplicato, l'ho convinto e alla fine abbiamo trovato un compromesso.
Ho scritto un messaggio a quel tipo, che lui ha letto, riveduto, corretto e approvato, in cui gli intimavo di non farsi più sentire, di lasciarmi in pace, di non cercarmi nè scrivermi. L'ho bloccato e ho cancellato tutti i suoi contatti, mi sono fatta promettere dal mio fidanzato che non avrebbe fatto più nulla ed è finita lì.
Ci siamo giurati amore eterno, ci siamo ricordati a vicenda quanto sia importante la nostra relazione e ci siamo augurati la buonanotte.
Il tipo penserà di certo che sono impazzita. Da un giorno all'altro, senza nessun preavviso, l'ho fanculizzato in quel modo, e l'ho bloccato prima ancora che visualizzasse il messaggio. Ma sinceramente non mi interessa quello che può pensare.. Sarò stata vigliacca, sarò stata infantile ed immatura, sarò stata pazza... Ma non più di quanto lo sia stata dandogli spago, chattandoci, ridendo e non mandandolo a quel paese prima. Infantile prima ed infantile dopo.
Ma non mi importa niente di lui. Amo il mio ragazzo da impazzire, ho avuto il terrore di perderlo, e sono stata veramente di merda..

Mi sono tornati gli attacchi di ansia/panico debilitanti.. E' il senso di colpa, mi succedeva anche da bambina: Improvvisi colpi di calore alternati a brividi di freddo, senso di oppressione, claustrofobia, mancanza d'aria, incapacità di respirare, aumento del battito cardiaco, testa pesante e piena di pensieri, groppo terribile allo stomaco, mal di pancia, diarrea, paura, difficoltà a dormire, a pensare, a parlare, tic all'occhio, malessere generale, ecc..
Tuttora non riesco a respirare spontaneamente.. Sapete che la respirazione è automatica, nella maggior parte del tempo, no? Si respira "apposta" solo quando ci si fa caso, solo per poco tempo.
Io respiro sempre intenzionalmente, quando mi sento in questo modo. Inspiro, espiro, inspiro, espiro, tutto il giorno. Ricordo che da bambina avevo paura di dormire, perchè se mi fossi addormentata non avrei potuto controllare il respiro, e di certo sarei morta, non riuscendo a farlo automaticamente.
Ovviamente non è mai successo niente di simile, non è un problema fisico, ma un blocco psicologico.
Non mi succedeva da tanto tempo..
Mi sento una merda...

E non solo per questa storia. Durante le abbuffate incontrollate di queste ultime settimane ho più volte attinto anche dal cibo delle mie coinquiline. Spesso uscivo poi a ricomprare ciò che avevo mangiato, ma non sempre era possibile.. E hanno cominciato ad accorgersi di alcune stranezze. Questa cosa non l'avevo lasciata qui, questo era più pieno, questo l'avevo grattato ed era più piatto, "mancano troppe cose", "mi vergogno a fare questi discorsi dell'asilo", "mi sento presa in giro", "il rispetto è la prima cosa", "dobbiamo tenere tutto sotto chiave e non è bello", ecc..
Non so se sospettano di me, io ho cercato di sviare, di dire che anche io avevo notato delle cose, che in casa c'erano stati diversi estranei di passaggio, ecc.. Ma non so fino a che punto sia stata credibile, perchè una ha cambiato discorso e l'altra non ha proprio più scritto.

Dopo 3 anni di psicologia (+1 fuoricorso e 2 mesi di specialistica) posso definire questo senso di colpa come "dissonanza cognitiva": quella sgradevole attivazione fisiologica che si sperimenta quando ci si rende conto di una discrepanza tra i propri pensieri e i propri comportamenti, tra ciò che si pensa sia giusto fare e ciò che si fa realmente, tra l'idea che si aveva di sè e il modo in cui si scopre di essere. Quando avvertiamo una mancanza di coerenza, proviamo una brutta sensazione.. Capita in tanti casi, dalle sciocchezze alle cose più gravi, e ci sono molti modi per bloccare la brutta sensazione e ripristinare l'equilibrio.

Es. So che fumare fa male, fa venire il cancro, ostruisce le arterie, ingiallisce i denti, rovina la pelle, svuota il portafogli, distrugge i polmoni... Però fumo.
1) Eh ma anche mio nonno che non ha mai fumato ha avuto un cancro ai polmoni!
2) Mio nonno ha fumato 2 pacchetti al giorno per tutta la vita ed è campato 90 anni!
3) Ma pure lo smog fa male! E i disserbanti, insetticidi, coloranti, conservanti, anti anti anti. E' tutto tossico ormai, è tutto pericoloso! Se devo morire almeno voglio godermi la vita!
4) Le sigarette saranno pure costose, ma io non bevo, non gioco d'azzardo, non faccio shopping, non spendo soldi in altro modo, posso permettermi uno sfizio!
5) Sono troppo nervoso, ne ho bisogno. O potrei fare di peggio, meglio questo.
6) Smetterò presto, ma non ora.
7) Magari magari -se non trovo una scusa- smetto davvero.

Insomma, un pensiero, una convinzione, una decisione, possono dare un senso al comportamento che si è messo in atto che è in contrasto con ciò che si pensa sia giusto, rendendolo quindi lecito, motivato, permesso.
Lo facciamo tutti, sempre, continuamente. Ma io non sono mai stata capace.
Io provo un senso di colpa disarmante, schiacciante, debilitante. Se faccio qualcosa di sbagliato, se tradisco non tanto la fiducia degli altri quanto la percezione che ho di me stessa come di una persona per bene, altruista, rispettosa, fedele, educata, non riesco più a riprendermi. Vivo un blocco terribile, in cui metto tutto in discussione, mi vergogno di me stessa, vorrei confessare e chiedere scusa ma ho paura delle conseguenze, l'orgoglio me lo impedisce, ho paura dei giudizi più che dei sospetti.
Finisco col cominciare a comportarmi esageratamente bene per un po', sono gentile, dico tante cose carine, presto roba e porto regali, tengo una maschera e faccio finta di niente, finchè non mi sembra di essermi ripulita la coscienza, di aver compensato il "fattaccio". Oppure taglio i ponti, chiudo ogni contatto con gli interessati e "affronto" la vergogna scappando.
Sono così immatura, così incapace di vivere... Sono nata "destinata" ad essere così. Ogni volta che dicevo una bugia o facevo una marachella, da bambina, vivevo quelle situazioni terribili, finchè non confessavo tutto a mia madre. Mi facevano stare così male persino cose che gli altri dicevano che avevo fatto, anche se sapevo benissimo che non erano vere.
Non ho mai imparato come crescere, come affrontare il mondo e i problemi, come prendermi le mie responsabilità, come accettare i miei errori. Non me li perdono neanche quando me li perdonano gli altri.

Il dca, mi rendo conto, è la soluzione perfetta. Groppo allo stomaco + dolore + diarrea = inappetenza. Cosa c'è di meglio del contare gli etti in meno sulla bilancia, invece di pensare a risolvere le cose?
E se proprio l'attacco d'ansia si fa troppo brutto, allora basta scofanarsi kg di schifezze, per non dover pensare, per non dover agire, per non dimagrire più e rallentare così il giro, ripetendolo all'infinito. Se ci sono sempre (gli stessi) chili da perdere, posso concentrarmi su questo per sempre, senza mai dover crescere, cambiare, maturare. Non so in quale momento si sia installato questo meccanismo, ma comincio ad intuirne qualche causa/conseguenza.

Ma non ho il diritto di lamentarmi... La cattiva di quelle storie sono io, nessun'altro. Non c'è nessun evento avverso, nessuna costrizione, nessuna sfortuna. Io creo i problemi, io danneggio le persone, io combino casini, solo io..
Sono una brutta persona. E non vedo perchè dovrei provare a convincermi del contrario per ripristinare quell'equilibrio. Non me lo merito. E' giusto che io stia male, dato che non sono capace di risolvere concretamente i problemi, almeno soffrendo, non respirando, non dormendo, ecc, posso espiare un po' le mie colpe.

Non credo che qualcuno sia riuscito ad arrivare fin quaggiù.. Non avevate niente di più interessante e costruttivo da fare dell'assistere alle mie elucubrazioni pazzoidi?! xD
Buona serata belle..

14 commenti:

  1. ... per non dover pensare, per non dover agire, per non dimagrire più e rallentare così il giro, ripetendolo all'infinito.

    Softy, in queste parole c'è tutta la tua fatica di Sisifo.

    Affermi di non essere in grado di spezzare questo loop malato, in cui, pur nella diversità delle rispettive esperienze, riconosco tanta parte della mia storia.
    Il DCA ti rassicura; anzi ti assicura l'esatta quantità di sofferenza che pensi di meritare.

    Scrivi di essere nata destinata ad essere così.
    Al di là di scientifici discorsi su una predisposizione intrinseca (genetica, addirittura) allo sviluppo del disturbo, non so se ciò sia totalmente vero.
    Per natura, cerchiamo la felicità, o - più realisticamente - la serenità.
    Sappiamo che per raggiungerla dobbiamo metterci in cammino: ora piano, ora tortuoso, lungo o breve.
    E tu sei consapevole che il DCA ti fa circolare entro un anello cinto di alte mura.
    Si può uscirne, anche se la strada assomiglia a un labirinto, e c'è ancora di più il rischio di sbagliare. Perché si ha la responsabilità di prendere una direzione.
    L'anello si chiama sopravvivenza; il labirinto vita.
    Sere fa ho seguito in TV un vecchio film di Almodóvar, ambientato in uno sregolato convento. A un certo punto della storia, la priora chiede ulteriore denaro alla patrona dell'istituzione, una marchesa, che così risponde: yo no quiero sobrevivir... yo quiero vivir!
    Abbiamo dato fin troppo denaro - tempo, salute, rapporti umani, progetti - a quell'esosa badessa che si chiama DCA... riappropriamoci del nostro rango, siamo marchese e prendiamoci la vita a cui abbiamo diritto per nascita.

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    1. Mi piace molto il modo in cui commenti. Non è solo un messaggio di comprensione o solidarietà, fai riflettere, e ti ringrazio.
      Destinata non al dca, ma all'immaturità. Il dca è sopravvenuto dopo, per "aiutarmi" a bypassare, ad evitare, ad ignorare le cose che mi paralizzano, che mi fanno stare male.
      Ma se io fossi diversa, se fossi capace di resistere e affrontare i problemi (che io stessa mi creo) non ne avrei bisogno, non mi sarei attaccata così morbosamente al "problema cibo" per anni..
      Però sull'antitesi vivere/sopravvivere hai ragione.. Vorrei solo capire quale direzione prendere..

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  2. Non sei la cattiva della storia. Non al di fuori della tua testa.
    Siamo tutti protagonisti e antagonisti nella nostra vita... prendi il litigio col tuo ragazzo. Tu hai sbagliato a fare l' "oca" con un altro, lui ha sbagliato a controllare il tuo telefono. Per me entrambe queste cose, in una relazione, sono fuori ogni grazia di Dio, e hanno lo stesso peso in termini di gravità.
    Tutti commettiamo errori, e il fatto di stare così male per i tuoi sbagli è sicuramente eccessivo per quanto lo somatizzi, per quanto ti paralizza, e ti rovina la vita... certo è qualcosa che va cambiato, per il tuo bene. Ma il prendere sul serio i tuoi sbagli ti rende in un certo senso una persona migliore. Qualcuno che tende a quelle qualità che hai elencato, "per bene, altruista, rispettosa, fedele, educata"... che soffre quando non rispetta quello standard. Non sei una brutta persona. Sei una persona che tende tragicamente alla bellezza.

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    1. Lui non doveva guardarmi il cellulare, è vero. Ma si è giustuficato con "se non hai niente da nascondere.." e "perchè tu mi dici bugie/non mi dici le cose". Insomma alla fine non mi sono difesa più di tanto..
      Somatizzazione viscerale.. Da ragazzina mi venne persino la gastrite nervosa, non riuscivo a tenere niente e se non mangiavo vomitavo succhi gastrici..
      Non è cambiato molto negli ultimi 8 anni..

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    2. A maggior ragione! Proprio perché dovreste fidarvi l'uno dell'altro, tu non dovresti avere niente da nascondere, e lui non dovrebbe dubitarlo e invadere la tua privacy per appurarlo. Quelle che ti ha dato non sono giustificazioni valide. La fiducia reciproca mi sembra il minimo sindacale in una relazione.

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  3. Ciao bellezza, va bè la cosa del cellulare è fastidiosa in sé, capisco te perché essere corteggiati è sempre piacevole, perché una relazione a distanza è complicata, perché sei in un periodo difficile ... E poi non hai fatto niente di male. Capisco ugualmente lui, perché oggettivamente nella sua posizione mi sarei incazzata anche io.
    Però queste sono cose che si superano, e che infatti avete superato mi pare facilmente.
    Voglio dirti una cosa, però: tu non sei destinata a niente che tu non voglia, tu puoi e devi costruirti la tua vita come vuoi tu!!! Hai fatto un passo importante, non mi pare proprio da persona immatura, come andare a vivere lontano, in una città diversa e difficile. Ora puoi dire che sei scappata, ma io non credo. Io penso che tu abbia visto l'opportunità di una vita diversa, di un cambiamento, e penso che tu sappia di avere dentro una grande forza, ma non avere paura di tirarla fuori! Non lasciare che la paura di sbagliare, di soffrire ti blocchino ancora.
    Tu non hai nessun pensiero sbagliato, devi convincertene. Tu vali molto, ragazza, e devi riappropriarti della gioia di vivere. Ti abbraccio forte!

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    1. Beh si è stata un po' una fuga, una scappatoia, ma una piccola dose di coraggio, di spirito di iniziativa e avventura devo avercela messa!
      Grazie splendore! E lo sai, lo stesso vale per te! <3

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  4. "E non vedo perchè dovrei provare a convincermi del contrario per ripristinare quell'equilibrio. Non me lo merito. E' giusto che io stia male, dato che non sono capace di risolvere concretamente i problemi, almeno soffrendo, non respirando, non dormendo, ecc, posso espiare un po' le mie colpe." Anche per me la sofferenza giornaliera dava un certo sollievo alle mie colpe. Ma, molto lentamente, accetto di sapere che le "colpe" non erano tutte mie. Sotto le mie "colpe" ce' il mio vero lutto. Ti mando coraggio.

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  5. Io non penso che tu sia destinata a questo per tutta la vita: alla sofferenza, al senso di colpa, all'inadeguatezza e tutto il resto. Penso che sia un pensiero sul quale è facile "adagiarsi" e lo dico senza volerti giudicare, anzi, è un difetto che riconosco anche a me stessa. Mi capita fin troppo spesso di pensare che i miei sforzi siano vani, che sia sciocco da parte mia contare da quanti giorni non vomito e rallegrarmi se quel numero cresce perché ad un certo punto ci ricascherò e i miei (pseudo)successi di ora mi saranno serviti solo a rendere la caduta più dolorosa, ma non dobbiamo lasciarci paralizzare da questo "determinismo".
    Non è che se abbiamo avuto attacchi di panico per dieci anni significa che li avremo per sempre e tanto vale abituarci all'idea, io non mi voglio rassegnare, voglio credere di poter ricostruire la mia vita tassello per tassello, che ci voglia un anno o trenta, e sono sicura che anche tu lo vuoi o non ti sottoporresti a queste accurate sedute di auto-analisi, giusto?
    Non penso affatto che tu sia immatura, penso solo che tu ti sottovaluti troppo. Forse dovresti credere alle lusinghe del tizio che ti scriveva - tra parentesi, la reazione del tuo ragazzo mi è parsa davvero esagerata: se si fida di te deve credere che tu non avresti fatto nulla di male e controllare il tuo telefono non è stato un bel gesto secondo me. Cioè, io non ho mai guardato il telefono del mio ragazzo anche quando sapevo che la sua ex aveva ricominciato a scrivergli dopo la morte improvvisa di sua zia, lo scorso inverno, anche se morivo dalla curiosità ed ero anche abbastanza infastidita - e che ha visto in te quello che tu stessa, purtroppo, non riesci a vedere.
    Un abbraccio!

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    1. Lui sta quasi sempre col mio cell in mano, ma io non l'ho mai visto come un problema.. Spesso sono io a dirgli "ma guarda che mi scrive sta cretina", "ahah guarda sta foto".
      Lui, per il lavoro che fa, non ha praticamente nessun amico, per cui spesso per passare il tempo cazzeggiamo sul mio fb.. Non è mai stato un problema perchè era vero, non avevo niente da nascondere..
      Evidentemente ha notato qualcosa nel mio atteggiamento e ha voluto indagare, ma non me la prendo troppo..
      Grazie per l'appoggio cara!

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  6. Ciao bella!
    Ti ricordi di me?
    Sono tornata e intendo restare per un po'. Sei la prima da cui passo e cavolo ho letto tutto fino alla fine. Mi rivedo in te in ogni azione, comportamento, sentimento, emozione...partendo da quel ragazzo della chat.
    Mi è successa una cosa simile solo che non ero fidanzata. Inizialmente mi sono sentita con un ragazzo siciliano per tanto tempo. L'ho invitato da me una volta ed è stato un disastro, coi miei ecc...in effetti non fa per me. Io lo vedevo come amico Lui come altro...ma mi piaceva come mi trattava. Avevo bisogno di sentirmi dire che ero bella e una bella persona. Non avevo nessuno che me lo dicesse accanto.
    Quando mi fidanzai successe prima con due ragazzi soprattutto con uno incontrati in un viaggio della speranza in treno. Questo mi scrisse molto, che mi aspettava se mai cambiassi idea...il mio ragazzo non ha mai visto le conversazioni ma anche lì mi faceva piacere sentire che a qualcuno interessavo.
    Così successe con un altro ragazzo la stessa cosa. Ecco...io ho sbagliato un sacco di volte e il mio ragazzo per fortuna ne è sempre stato all'oscuro...ma ho bisogno di questo. Ora succede con un amico molto vicino a me. Lo tratto da amico ma lui mi dice che sogna di baciarmi ecc..mi fa capire che gli piaccio. Forse cerco attenzioni o una conferma che non sono così male come mi vedo a maggior ragione ora come capirai se leggerai il mio ultimo post.
    Credo facciamo questo perchè sebbene abbiamo una persona a fianco che ci ama e amiamo, dobbiamo avere conferme dall'esterno e dal sesso opposto. Per persone con dca credo sia indispensabile.
    Ti abbraccio e al tuo prossimo post.

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    1. Ciao bellissima, certo che mi ricordo e mi fa piacere sentirti!
      Grazie per il tuo racconto, è importante per me sentire che non sono sola, che non sono l'unica a fare certi sbagli..
      "Penso alle tue labbra", "vorrei baciarti", "ti terrei stretta a me", "la mia studentessa preferita", ecc ecc..
      So cosa vuol dire sentirselo dire, erano le cose che scriveva a me..
      Corro da te!

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  7. Scusa ma non so dire in questo brutto momento della mia vita altro se non che mi sento esattamente come te... Leggendo i tuoi post leggo quello che io non ho la forza di scrivere...

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Sii civile, non serve insultarmi per parlare con me.