lunedì 9 giugno 2014

Pazza

Sento la terra sgretolarsi sotto ai miei piedi.. Sento la mia vita andare in frantumi.. Resto aggrappata a qualche pezzetto mentre gli altri volano via.. Allora, per difesa, mi dico che quei pezzi non ci sono mai stati.. Mi dico che posso farne a meno.. Mi dico che non sono parti di me.. E continuo ad andare a pezzi, li perdo uno dopo l'altro. Mi disgrego un po' di più, giorno dopo giorno.
Non riesco ad integrare gli opposti, non riesco a distinguere tra realtà e fantasia, non riesco a tollerare le frustrazioni. Credo di avere un'organizzazione mentale di tipo psicotico.
Studio psicologia dinamica e ogni 3 pagine scoppio a piangere. Dopotutto non sono così speciale, se esistono talmente tante persone simili a me. Non sono diversa, non sono unica, non sono importante. Non sono nessuno.
Studio la mente umana, la coscienza e l'inconscio, i meccanismi di difesa, le nevrosi, la psicopatologia, la relazione col terapeuta, la cura e la guarigione..
Mi chiedo che cosa pensi la mia psicologa di me e della nostra relazione. Lei mi parla spesso di Bion, lo studio più attentamente, piango mentre sottolieo quasi tutta la pagina, mentre leggo di me.
Secondo lui quando il cambiamento, quando lo sviluppo non riesce a proseguire linearmente, occorre una destrutturazione totale, una disintegrazione degli equilibri, con relativo dolore, affinchè gli elementi disgregati possano ricombinarsi e trasformarsi in maniera più funzionale e adattiva.
Che sia positivo il fatto che sto andando in pezzi? E se poi non riuscissi più a ricombinare i miei pezzi? Se li perdessi e basta? Che cosa resterebbe?
Niente, continuerei ad essere nessuno. E allora perchè passare dal dolore, perchè affrontare tutto questo?
Io il dolore non lo tollero, non lo sopporto. Quando un film prende una brutta piega, io cambio canale. E mi immagino il finale, ne invento uno e mi convinco che sia quello. Io non sopporto l'idea che le cose possano andare male. Se non sono sicura che andranno bene, non le affronto neanche. Se non so TUTTO, non mi presento all'esame. Se non so che finirà bene non inizio una discussione o un litigio. Me lo immagino, me lo invento e me lo faccio bastare, sorrido, faccio finta di niente e un altro pezzettino se ne va.
Passo da un opposto all'altro. Amore mio sei stupendo ma quanto ti amo sei la mia vita senza di te come farei, alle 7 ci vediamo?
"Non posso, devo sbrigare una cosa, magari vengo alle 9."
Lo odio, non gliene frega niente di me, ma cosa ci stiamo a fare insieme, non abbiamo niente in comune, questa storia non ha senso. "No lascia stare."
E sono capace di non rivolgergli più la parola per ore, o di essere fredda per giorni. E poi semplicemente risolvo facendo finta di nulla, torno innamorata come prima, fino al rifiuto successivo.
Vivo anche le fesserie con sentimenti di perdita, di abbandono, provo delusione, rabbia, tristezza, odio e svaluto completamente ciò che fino a un istante prima amavo alla follia.
Non elaboro le cose, non so trasformarle, o le ingoio o le vomito. Non so masticarle. E nella mia mente restano separate, scisse. Non so integrarle. Ho contemporaneamente un fidanzato fantastico che amo tantissimo e una persona orribile che vorrei distruggere. Le due figure si alternano nella mia mente, basta una sciocchezza ad attivare lo scambio. Ed è così per tutto.
Non tollero la frustrazione, e smetto di provarla svalutando ciò che me l'ha provocata. E questa è una cosa tipicamente psicotica.
Io non litigo mai con gli amici. O è tutto rose e fiori o non rispondo ai loro messaggi per settimane, anche solo sulla base di una mia fantasia persecutoria. Poi rimuovo tutto e tornano i fiori e le rose.
Vivo nella scissione, nella non integrazione, nel limbo. E' tutto bianco o nero, è tutto a pezzi, e ogni pezzo ha il suo posto. Guai a spostarne uno, crolla tutto.
Adesso sta crollando tutto, sta venendo tutto a galla. Sto impazzendo.
Provo frustrazione perchè dopo solo un'ora di cyclette mi si infiamma il tendine dell'inguine. Provo odio verso me stessa e senza pensarci non due ma nemmeno una volta afferro la matita e me la ficco con violenza più volte nella coscia. Il dolore supera il precedente e continuo a pedalare. Abbasso lo sguardo e vedo colare sangue da buchi enormi, rossi e viola. Quasi mi chiedo come sia possibile, come se avessi dimenticato il mio scoppio d'ira precedente. Provo compassione verso me stessa, mi sale il magone al pensiero di ciò che mi sono fatta, di come mi sono ridotta. Ma non lo tollero, e ci metto meno di un secondo a svalutarmi completamente, per cancellare la tristezza. Do la colpa a me stessa, me lo sono meritata, mi odio ancora di più per avermi fatto provare tristezza e infierisco ancora.
Poi tutto ciò me lo dimentico, non affronto le cose, le rimuovo e vado avanti. E stamattina quando trovo buchi, lividi e graffi quasi mi chiedo di nuovo come sia successo.
A volte mentre faccio qualcosa, per esempio quando mi abbuffo, mi chiedo se lo sto facendo davvero o se lo sto immaginando. A volte la mia immaginazione è vivida come se fosse reale, altre volte è la realtà ad essere offuscata e attutita, come se non fosse reale.
Sono la peggior nemica di me stessa, ma forse la migliore amica degli altri. Proteggo loro scaricando su di me.E se qualche volta perdessi il controllo e invece di ferire me stessa facessi del male a qualcun altro? Le fantasie le faccio già.. E per una persona che non distingue tra fantasia e realtà basta niente per passare ai fatti..
Mi odio. Provo una grandissima compassione e tenerezza per me stessa. Ho paura di me.
Le parti di me che provano o che sono oggetto si questi sentimenti sono ben distinte e separate. Si alternano, anche più volte di seguito.
Quando mi rendo conto di tutto ciò si attiva una delle parti di me. Un attimo dopo subentra un'altra parte di me e dimentico tutto, o me ne colpevolizzo.
Pazza pazza pazza. Non so dove andrò a finire. La psicologa mi dice di pensare, di legare le cose, di cucire i pezzi, di studiare Bion.
Ma destrutturare il mio equilibrio è doloroso, e mi fa perdere il controllo.. Non so se sia sintomo di guarigione o di psicosi..

6 commenti:

  1. Mi spiace...è molto duro studiare psicol e essere intrappolata nel mal di vivere.
    Bion è un punto di vista che nel tuo caso ti rende ancora più sofferente. E di risultare solo "parole"
    In casi come i dca una terapia cognitiva o cognitivo-comportamentale è più utile.
    Una volta esaurita quella puoi tornare sui particolari e sui racconti più ricchi di particolari e di immagini come le terapie ci cui parli.
    Un sorriso Susi

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  2. Dev'essere una strana sensazione studiare i propri disturbi dal punto di vista clinico, riconoscersi nelle descrizioni di un libro di psicologia, potersi in qualche modo auto-analizzare. È straniante e forse frustrante, sono contenta di studiare cose ben diverse, anche se la psicologia mi ha sempre affascinata (e per qualche anno ho seriamente pensato di iscrivermi a psicologia anche io). Ho avuto periodi interi in cui faticavo a capire il confine tra fantasia e realtà e mi sembrava che tutto ciò che facevo avvenisse solo nella mia testa, era il periodo in cui soffrivo tantissimo di derealizzazione e depersonalizzazione, poi per fortuna è passato. Te lo dico perché anche a me capitava di aver paura di poter fare del male a qualcuno senza accorgersene e pensavo di stare diventando schizofrenica. Soprattutto alla guida il fatto di avere così poca percezione della realtà mi spaventava, infatti cercavo di limitare al massimo le occasioni in cui dovevo guidare, soprattutto da sola. Ma il mio analista di allora mi disse che rischiavo di fare molto più male a me stessa che agli altri, perché chi soffre di depressione o dca è molto più duro e cattivo con se stesso che con gli altri.
    Sii forte, un abbraccio!

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  3. Se una casa viene spazzata via da un uragano, ne restano solo le macerie. A questo punto ci si può lasciare andare alla disperazione e rassegnarsi all'idea di non avere più un posto dove vivere o si può ricostruirla, mattone per mattone, riuscendo addirittura a costruire una casa più bella rispetto a quella originaria.
    Cosa diceva Jung? Che il momento in cui la psiche entra in tensione, pur generando una sofferenza ed avendo quindi un lato negativo, può essere visto come un'opportunità. Si tratta di un segnale importante e offre all'individuo la possibilità di cambiare la propria esistenza. La scelta spetta a te : puoi decidere se sfruttare questa emersione del Sé o meno.
    Per quanto io odi l'anoressia, per quanto mi abbia rovinato anni di vita, riconosco la sua utilità. Mi è servita... Ha fatto emergere problematiche che altrimenti sarebbero rimaste silenti, che mi avrebbero logorata dall'interno. La loro emersione ovviamente è stata traumatica, devastante (non a caso ha comportato lo sviluppo del sintomo alimentare) ma mi ha permesso di riconoscerli e quindi di AFFRONTARLI. Tu sei pienamente consapevole dei tuoi problemi, ma devi fare lo step successivo ed affrontarli.
    Comunque mi ha fatto sorridere il fatto che tu ti sia sentita “chiamata in causa” proprio studiando l'organizzazione psicotica, perché lo stesso era successo a me xD http://versolaperfezioneedoltre.blogspot.it/2013/04/difese-primitive.html

    Perché non inizi dalle piccole cose? Se per ora non riesci a cambiare il tuo rapporto con il cibo, inizia dal resto. Non cambiare canale quando il film non promette bene, LITIGA perché i confronti sono costruttivi... Non fare finta di niente, ESPRIMITI.
    Parti dalle fondamenta, come se dovessi ricostruire la casa di cui parlavo prima. Non puoi partire dal tetto (il DCA), devi partire dalle fondamenta.

    Dici di non saper fare tante cose, come integrare le cose ecc
    Non le sai fare davvero o ti convinci che sia così per avere un alibi per non provarci nemmeno? Mettiamo caso che tu fossi veramente incapace di fare ciò che dici... Non è una condizione irreversibile, puoi imparare! C'è sempre un margine di cambiamento.


    Ti mando un abbraccio : uno di quelli forti e stretti, nella speranza di riattaccare qualche pezzettino di te che se ne stava andando... <3

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    1. La tua ultima frase mi ha commossa tantissimo.. Grazie cara..

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  4. Hai mai pensato ad un ricovero? O a una mezza giornata di ricovero...in questa situazione mi sembri un pericolo per te stessa. Perché non vai da uno psichiatra? Forse degli psicofarmaci potrebbero aiutarti. Così evidentemente non va', cambia approccio, fai qualcosa di diverso.

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