venerdì 30 maggio 2014

Mi faccio del male per non soffrire.

Non andavo dalla psicologa da un mese, da prima di partire per Londra. Non volevo andarci nemneno ieri. Il suo studio è dall'altra parte della città e a metà mattina c'è sempre un traffico allucinante in città, in quella zona tra l'altro è impossibile trovare parcheggio. E poi dovevo studiare. Senza contare il fatto che ogni incontro mi costa 40 euro, più quelli di benzina e per il posteggio a pagamento. E in fin dei conti io non ci voglio andare e basta, è una resistenza, forse non serve studiare psicologia per capirlo. Ma forse averlo capito è stato utile, perchè alla fine ci sono andata.
L'incontro è cominciato come al solito. Che casino questa città, per fortuna ho parcheggiato vicino, che caldo che fa oggi, eppure ieri c'era freddo, da quant'è che non ci vediamo, Londra mi è piaciuta un sacco, il mio ragazzo non è ancora partito, ho fatto altri sogni assurdi.. Ed è finito con il mio tracollo nervoso con tanto di pianto isterico, scuotimento di testa e "non ce la faccio più" ripetuto all'infinito. Sono anche riuscita a verbalizzare il mio desiderio di morire. Non sono riuscita però ad esprimere a voce la reale intenzione di ammazzarmi che si fa spazio nella mia mente giorno dopo giorno. Assorbe tempo, energie e pensieri. A volte il desiderio di farmi del male è così forte che potrebbe farmi esplodere, tanto me ne sento piena e gonfia. Pieno e gonfio com'è sempre il mio stomaco, dopotutto.
Ed è vero che non ce la faccio più. Non ce la faccio proprio più.. Non sopporto me stessa, non sopporto la mia vita, non sopporto nessuno. E non riesco a vivere così, ma non riesco neanche a morire, per cui continuo a uccidermi un po' ogni giorno.
E non è più il cibo il problema, non è il peso, non sono le calorie, non è lo sport, mi sono costruita tutto questo solo per non dover pensare. Mi sono costruita un'altra vita solo per non dover vivere. Scandire il tempo in termini di peso, cibo, calorie, digiuno, abbuffata, sport, peso, cibo, calorie, ecc, riempie il tempo che altrimenti impiegherei riflettendo veramente sui miei veri problemi. Io neanche li conosco, so solo che sono troppi per me, e mi fanno soffrire troppo. Tutto questo mondo di cose che ho creato mi permette di chiudere tutto il resto dietro una porta robusta, e spendo così tante energie a tenere tutto così lontano, chiuso e ovattato che mi stanco comunque, soffro comunque. Ma in maniera dicersa. In una maniera gestibile, controllabile. Perchè peso, cibo, calorie e sport posso pesarli, contarli, schematizzarli, modificarli e sì, posso soffrirne e maledirli. Ma sono il mio scudo, sono ciò che tiene chiusa quella porta.
Io sto male per non stare male. A volte mi chiedo cosa sarebbe peggio. La sofferenza vera o quella finta che ho creato io?
Smetto di chiedermelo quando la psicologa schiude un po' quella porta, liberando un po' di quei demoni che ho faticato tanto a rinchiudere. E io quella sofferenza non la so gestire, non la tollero, non riesco a sopportarla. Reagisco col pianto, col panico, coi pensieri suicidi. Ed esco da lì sempre con l'umore a terra per poi scoppiare nuovamente a piangere mentre guido verso casa.
Ci pensi, mi dice lei. Farebbe meno fatica di quella che fa per non pensare. Ma io non ci riesco. Chiudo di nuovo quella porta, ricomincio a pensare a peso, cibo, calorie, sport e di fatto smetto di pensare, e smetto di piangere.
Ci vediamo giovedì prossimo?
Vedremo.
Ed io continuo ad abbuffarmi, solo per stare male, per avere dolori allo stomaco così forti da annebbiare ogni altro dolore, solo per avere una scusa per non studiare e per non vedere il mio ragazzo, solo per avere la testa così piena di sensi di colpa, insulti, numeri e compromessi da non dover pensare. Solo per non dover vivere.
Buona serata a voi.

17 commenti:

  1. Quando ho conosciuto F., ragazza della mia città che ha sofferto di anoressia, mi ha fatto tornare il desiderio di porre fine a quell'inferno. Quella volta, però, avrebbe dovuto essere l'ultima : non era più concesso mollare. Mi sono data un ultimatum : se entro tot mesi non fossi riuscita a mangiare in modo decente mi sarei fatta ricoverare. Mi sono "auto-minacciata" in pratica xD
    Tu hai mai preso in considerazione un ricovero?
    Lo so che fa paura - specialmente considerando che non vuoi nemmeno andare dalla psicologa - ma forse ti potrebbe aiutare.

    Comunque, il dolore fittizio è peggio.
    Pensa che quando ho pianto per la prima volta per qualcosa che non fosse legato al cibo ecc ero quasi FELICE xD stavo male, certo, ma per cose normali... Ti assicuro che nulla può essere distruttivo quanto la sensazione di morte interiore che deriva dal DCA. Tu pensi che potrebbe esserci qualcosa di peggio? La tua è quasi una domanda retorica... Lo sai che questa sofferenza è terribile. Sarà anche controllabile, ma è lacerante.
    Guarda in faccia i tuoi problemi, affronta i tuoi demoni interiori. Tu puoi e meriti di stare meglio.

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    1. Tu pesavi trenta kg.. A 50 non mi ricovera nessuno, non sono manco sottopeso. E cmq è una cosa che non farei mai, solo proprio in punto di morte accetterei una simile forzatura. L'idea che qualcuno possa togliermi l'illusione di libertà e indipendenza che mi sono creata mi ucciderebbe..

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    2. In realtà è il contrario xD a 30 chili si rifiutavano di farmi entrare : ero troppo "a rischio". In più quando mi sono data questo ultimatum ne pesavo tipo 40.
      In clinica ci sono anche persone grasse. Ci sono quelle sottopeso, quelle normali e quelle sovrappeso. Non si tratta di andare in ospedale, bensì in una clinica specializzata : non è il peso che conta.
      Hai presente Alice di blogger? Lei è stata anoressica, ma quando è stata ricoverata (di sua spontanea volontà) era nel binge e pensava qualcosa come 70 chili.

      In punto di morte... Appunto. Tu sei viva? Non esiste solo la morte fisica.
      Saresti tu a toglieretela e solo temporaneamente, in favore di una libertà VERA.

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    3. Mmh... Non lo sapevo..

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    4. Confermo, per esperienza personale. Sono stata ricoverata anche quando ero perfettamente normopeso!

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  2. Anche io mi riempivo di cibo xke vedevo la mia vita vuota.. E ogni volta che mi sento apatica infatti la voglia di abbuffarmi arriva e non so più come togliermela...
    Mi chiedo come mai il cervello risponda così, alla fine é stupido volere cibo, sarebbe più logico che il cervello cercasse qualche interesse x sfuggire all' apatia, e invece il cibo che non centra niente! Why?????

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    1. Il cibo è qualcosa di arcaico, di spontaneo, di naturale, tutto il resto ce lo siamo costryuti artificialmente, non nasciamo predisposti biologicamente come nei confronti del cibo.
      Tra l'altro l'esperienza della nutrizione è la primissima esperienza che facciamo da neonati (allattare dal seno materno) legata all'affetto, al calore, alla protezione, alla soddisfazione.
      Inconsciamente mangiando nei nomenti in cui ci manca tutto questo, cerchiamo di tornare a quel primo momento precoce e infantile di rilassamento e benessere (attaccati al seno e protetti dalla mamma.
      Questo almeno è ciò che ci dice la psicanalisi.

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    2. A ok, in effetti é un discorso che non fa una piega.. Ma una soluzione?
      Cioè l unica é quando ti parte il cervello essere forti e ripetersi che é solo voglia di coccole materne e rilassamento? Xke spesso riesco a controllarmi/distrarmi/ripetermi che sono forte carina e che posso contare su di me ecc, ma ci sono volte con ne ieri sera e stamattina che proprio non riesco a rispondere di me stessa e mi vergogno..
      Come dire ok so che il raffreddore viene x questi motivi, ma la cura?

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    3. La vera domanda è se la cura la vogliamo davvero..
      Trovarla poi è un attimo, ce l'abbiamo dentro.

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    4. Allora la voglio trovare davvero xke io la voglio di sicuro, non mi va di perdere tempo a mangiare cibo di troppo e mettere su peso e avere problemi digestivi, sto troppo bene quando mangio il giusto xke mi sento forte e attiva, magra e leggera... Sto fine settimana lo dedico a trovare la mia cura allora!!
      Te xke non vuoi invece?

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    5. Perchè non voglio? Ma il post l'hai letto? Neanche un pezzetto? :/

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  3. Mi sono spiegata male...
    É che io preferirei affrontare i vari quotidiani che ritrovarmi a mangiare in qualche ora quello che andrebbe bene x un giorno due, relativo mal di pancia e rischiare pure di ingrassare... E visto che tu nella risp di prima hai detto "se lo vogliamo davvero" sembrava dicessi che non lo vuoi davvero...
    Volevo solo capire x quello ti ho chiesto, ho capito che così "evadi" xo prima o poi dovrai affrontare la realtà, e non é cosi male anzi...

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  4. Io credo che avrei una fottuta paura (scusa il latinismo) di sapere cosa c'è davvero in fondo, sarebbe veramente come cadere in un buco nero. Senza sapere davvero cosa troverai, e sapendo dall'altro lato che soffrirai come un cane. Quanto dolore...
    Eppure, pensa che coraggio hai avuto a iniziare: non cedere, continua il tuo percorso.

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  5. Hai ragione, l'ho sempre sostenuto. Per me il DCA non è stato altro che un modo per distrarmi, per non pensare e per non affrontare ciò che davvero mi faceva male.
    Il DCA non è mai stato la causa, ma solo una conseguenza. E me sono liberata quando ho scelto di affrontare il dolore quello vero.
    Non è facile, ma si può fare.

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