domenica 18 maggio 2014

Dopo Londra

Ciao ragazze. Non ho scritto prima perchè non ero dell'umore.. La settimana a Londra è stata bellissima. La città è favolosa. E' carissima, fredda e si mangia di merda, ma è favolosa. Quando sono tornata mi è ripiombata addosso tutta la realtà, tutta la mia vita. Le lotte in casa per gestire i cani, gli impegni, le responsabilità, e ho d'un tratto realizzato che manca un mese agli esami e io come al solito non ho fatto un cazzo.
Mi sono quindi, con grande ansia, messa sotto con lo studio, voglio davvero provare a laurearmi a ottobre. Per farlo devo darmi almeno 4 materie in questa sessione d'esami. Entro il 31 luglio devo pagare la tassa di laurea e avrò un mese per preparare l'ultima materia che mi manca e contemporaneamente fare la tesi che dovrò consegnare entro il 5 settembre. Non ce la farò mai, ma devo comunque provarci.
Veniamo ai numeri. Il peso più basso che avevo rilevato prima di partire era 51,9.
Sono tornata sabato sera e mi sono pesata: 51,8. Domenica mattina (tra l'altro di pomeriggio poi sono andata di corpo, quindi magari il peso reale era anche meno) ho trovato un 51,0. Ma più che il peso, ero proprio molto più sgonfia, più asciutta. Mia madre non faceva altro che ripetermi che avevo perso almeno 4, 5, 8 kg. che si vedevano tutte le ossa, ecc.
Ad ogni modo questa settimana è stata la dimostrazione che a far dimagrire non è il numero di calorie introdotte o il tipo di cibo che si mangia, ma la proporzione tra quanto si assume e quanto si consuma. Camminavamo davvero tantissimo, qualche 12 ore al giorno. E mangiavamo veramente tantissimo, tra l'altro solo schifezze. Eppure ero bella, magra e sgonfia. Lo ero davvero e mi ci sentivo. Mi sono anche voluta fare un sacco di foto e sono pure venuta bene!
Ma non ci ho messo molto a tornare alle mie abitudini. Pasti e spuntini ininterrottamente, kg di frutta, verdura e yoghurt magri, abbuffate serali.. E ho ricominciato subito a sentirmi brutta e grassa, oltre che ad essere obiettivamente gonfissima.
Il peso si mantiene lì cmq. Nei giorni a seguire ho ricevuto dalla bilancia un 51,2 un 50,9 e anche un 50,7. Ma non è il peso il problema. Io anche quando ingrasso al massimo rimetto un kg, perchè sono ipercontrollata anche nelle abbuffate e nel consumo calorico. Il problema è come mi sento. Mi faccio mille paranoie, complessi, vado in crisi e mi sento in colpa anche per uno yoghurt. E sono di nuovo gonfia da fare schifo, il che mi fa stare malissimo.. Devo seppellirmi sotto maglie lunghe larghe e deformi, ho di nuovo perso la voglia di curarmi e farmi bella.
Tra l'altro questa settimana non ho fatto per niente attività fisica, perchè ho studiato quasi ininterrottamente da mattina a sera. A parte un'oretta fuori col cane non ho fatto nulla e non sono andata nemmeno una volta in palestra.
Poi non so perchè, ma meno mi muovo e meno voglia ho di muovermi.. Mi sento subito stanca e soffro di giramenti di testa.. Mi capita spesso di perdere l'equilibrio mentre faccio le scale..
Forse ho di nuovo il ferro basso, dopotutto sono mesi che non mangio più carne nè legumi..
Comunque sto scrivendo dal cellulare in una pausa dallo studio, vi posterò qualche foto quando metterò mano al computer..
Sono in un periodo nero al momento, fatto di odio verso me stessa e verso il mondo. Sono sempre più sociofobica.. Non so più stare con la gente, neanche coi miei amici.. Mi mette ansia avere lo sguardo delle persone addosso e non so sostenerlo. Tra l'altro non mi succedeva prima ma adesso avverto proprio una sgradevole sensazione quando la gente mi parla.. Come se non me lo meritassi. Come se non fossi capace di dire qualcosa di sensato e sapessi già che mi umilierò aprendo bocca. Non so spiegarlo ma rimango proprio stupita quando la gente si rivolge a me e non so sostenere una conversazione. Vado in panico. Col mio ragazzo boh, non lo so nemmeno io. A volte mi chiedo perchè stiamo insieme, altre volte mi odio perchè non riesco a comunicarci. In generale è una settimana che mi odio molto. E un po' odio anche il resto del mondo.
Vi abbraccio


12 commenti:

  1. Che l'essere umano (inteso come insieme di corpo e mente) sia in un rapporto di reciproca influenza con l'ambiente esterno è un dato di fatto. Essere più rilassati in vacanza è normale, non a caso è uno dei motivi per cui si decide di fare un viaggio... Ovviamente se si ha un disturbo alimentare il ritorno alla normalità implica ben più di un un banale stress. Il fatto che tu sia ripiombata nel sintomo non appena tornata è la prova evidente che il DCA rappresenta ormai il modo di fronteggiare lo stress, la pressione delle aspettative e delle responsabilità ecc. È palese che esso sia divenuto il tuo modo di vivere e gestire tutto, la tua strategia di coping.
    La buona notizia è che ci sono strategie di coping alternative. Per te ora questo è l'unico modo di affrontare le difficoltà quotidiane, ma in realtà le opzioni sono infinite. Ci sono modi costruttivi e più sani di gestire ansia, stress ecc
    Non hai bisogno di una "rieducazione" alimentare, bensì di una rieducazione alla vita. Il problema NON è il cibo. Il cibo c'era anche a Londra, eppure tu stavi meglio.
    Hai provato a te stessa e a tutte noi che PUOI stare meglio. Non è un'utopia : è possibile.
    Io credo che quando riuscirai a debellare il senso di colpa che ti perseguita (e non mi riferisco solo alla sfera alimentare), riuscirai a vivere più serenamente. Le responsabilità non avranno più lo stesso peso, perché non vivrai con il timore di fallire e con la minaccia di essere sopraffatta, di conseguenza, dal senso di colpa.
    È quella la chiave, secondo me. Smettila di colpevolizzare te stessa, di pretendere troppo e concediti la possibilità di fallire (il che non significa fallire per forza, ma semplicemente non odiarsi qualora dovesse accadere).
    Ripeto : il problema non è il cibo e in un certo senso non sono nemmeno gli impegni, i doveri ecc. Il problema sta nel come li vivi ed è una cosa che dipende da te e che quindi puoi cambiare. Se il problema fossero le responsabilità saresti fottuta perché da esse non si scappa... Così come saresti fottuta se il problema fosse il cibo, dato che è impossibile eliminarlo dalla faccia della Terra. Fortunatamente il problema è una cosa MODIFICABILE, il che significa che c'è speranza. Il tuo presente non è destinato a ripetersi all'infinito : il tuo futuro può essere diverso.

    Ti abbraccio.

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  2. Concordo in tutto e per tutto con Viellina. Il cibo è il problema perché lo è diventato ora, non lo era prima. C'è stato un motivo totalmente estraneo a questo che ti ha scatenato.
    Devi concentrarti più sulla tua vita che sulla tua vita con il cibo. Credo che quando riuscirai a stare meglio con te stessa, con l'ambiente che ti circonda, molti dei problemi che hai con il cibo se ne andranno.
    Mi raccomando Softy, non mollare. Un abbraccio :)

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  3. Non c'è molto da aggiungere a quanto ha detto Viellina!
    Forza Softy, sei molto forte e puoi farcela benissimo. Lotta per la tua serenità :-)))
    Ps bentornata! Londra è proprio meravigliosa!!!

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  4. il cibo è e sarà sempre un problema per molte di noi.
    Per quanto possa migliorare il rapporto che abbiamo con esso, se uno si ferma a pensarci bene il problema torna a galla.
    Ma tu hai una grande cosa dalla tua parte: un obiettivo. Vero e concreto. Un obiettivo di vita al quale miri e se vuoi mettere in porto questo progetto non puoi che dedicargli corpo e mente. E lasciare da parte la lotta a senso unico con il cibo.
    Sfrutta questa grandissima occasione...

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  5. Lo so bene ragazze, ne ho anche parlato in molti post più introspettivi.
    Ipersensibilità al senso di colpa, fragilità nei rapporti con gli altri, tendenza alla suggestionabilità, vuoto interno, incostanza, ambivalenza e conflittualità, sono questi i miei problemi. Non il numero di calorie, le ore di sport o chissà che. E' ovvio che questa è stata tutta una conseguenza. Il cibo, come il sesso, come le amicizie, come l'università, è una cosa che ho infettato, manipolato, su cui ho riversato il mio bisogno di controllare le cose e il mio impulso di autodistruzione. Thanatos o impulso di morte, se vogliamo parlare come Freud.
    Quindi è ovvio che il problema originario non è il cibo. Quello è un compromesso che ha trovato il mio Io per difendersi dalle spinte dell'Es (impulso di morte, appunto) e dal Super Io (sensi di colpa a tempesta). Dato che non riuscivo ad affrontare i veri problemi della mia vita, per non impazzire, ho creato inconsciamente questo problema-cibo-peso-grasso che invece è perfettamente risolvibile e controllabile.
    E questo l'abbiamo fatto tutte. Il cibo non è il vero problema per nessuna di noi. Il disturbo è solo una formazione di compromesso mentale.
    Ma dirvelo vi basta? Questo commento, ques'interpretazione, questa diagnosi vi basta?
    Se ne accorse persino Freud cent'anni fa che dirlo non serve a nulla. Perchè finchè non sarò in grado di affrontare i problemi reali continuerò a riversarli sul cibo, che io sappia o meno queste cose. Anzi saperle è anche peggio perchè tendo anche a giustificarmi adesso..
    Ad ogni modo grazie per i vostri commenti, ma come vedete non è la consapevolezza che mi manca, è la forza.

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    1. Io non ho mai pensato che ti mancasse la consapevolezza... Qui tutte sappiamo e abbiamo sempre saputo che non è il cibo il fulcro (tranne alcune che sono in stato di totale negazione, ma rappresentano una minima parte).
      Quel che non capisco è perché questo rappresenti per te una giustificazione. Secondo me dovrebbe, al contrario, rappresentare una speranza.
      Mettiamo caso che tu contragga spesso l'influenza : se ciò avviene perché un deficiente ti starnutisce addosso ogni volta che si ammala è un conto perché, non potendo controllare i gesti altrui, non puoi impedirgli di farlo. Se però sei tu che vai a leccare forchette infette e cose del genere, sei TU che determini il conseguente stato influenzale... A differenza del caso precedente, hai la possibilità di cambiare le cose, dato che dipendono da te.
      Lo so che è un esempio idiota e so benissimo che non è detto che entrando in contatto con un determinato microrganismo ci si ammali per forza dato che il sistema immunitario potrebbe riuscire a contrastarlo e bla bla bla... Era solo un esempio per evidenziare che hai il potere di cambiare la situazione. Tu hai le chiavi per aprire questa gabbia, devi solo imparare ad usarle...

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    3. Mi giustifico dicendomi che tanto sono fatta così e non posso cambiare. O se ho voglia di abbuffare invece di resistere mi dico che tanto lo so che cibo e peso non sono il vero problema e che mi odierei cmq anche se pesassi 40 kg, quindi un kg in più o in meno non fa davvero differenza, perciò se ne ho voglia posso abbuffarmi! Ecco cose del genere..

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    4. Invece puoi cambiare eccome, proprio perché il problema non è esterno a te. Essendo interno e da te determinato, può essere da te risolto!
      Ammalarsi non è una scelta, uscirne sì.

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  6. P.s. appena avrò un attimo di tempo risponderò alla mail :) sono appena tornata a casa, ora devo studiare e poi andrò in piscina xD quindi credo che ti risponderò domani!

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  7. Io penso che non ti manchi affatto la forza. non per provocarti, ma ti dico le stesse cose che dico a me stessa: crogiolarsi nel proprio dolore e nella tristezza non serve a niente. bisogna farsi un mazzo tanto e affrontare noi stesse. certo che è difficile, ci vuole tanto tempo probabilmente, e forse le cicatrici rimarranno sempre ... ma è quello che dobbiamo a noi stesse.
    è più facile piangersi addosso che trovare una soluzione, io a me stessa lo dico sempre e mi permetto di dirlo anche a te, visto che credo tu sia una persona matura e intelligente.
    un abbraccio

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  8. Ciao Tesoro,
    Grazie per il commento e per avermi letto, ora ti leggo anche io!
    Sembra stupido ripetere le stesse cose ma ti auguro davvero di potercela fare, ti auguro di raggiungerei tuoi obiettivi.. Serve solo una cosa: Forza di volontà.
    Ti abbraccio!

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