giovedì 20 marzo 2014

Sognare per capire

Ciao ragazze! Ho continuato a pensare molto, in questo periodo, e mi sento pronta per un altro post riflessivo. Voglio anche raccontarvi qualche mio sogno, e l'interpretazione che io ne ho dato (e che la psicologa mi ha confermato, tutta contenta e dichiaratamente ottimista). La cosa interessante è che, come vi ho detto recentemente, io sogno un sacco, quasi tutte le notti, ricordo tutti i miei sogni al risveglio e spesso me li scrivo in un quaderno, ma fino a pochissimo tempo fa non ne capivo nessuno. Magari ricollegavo alcuni elementi del sogno a delle cose realmente successe nella mia vita, ma nulla di più. Invece da quando ho scritto l'ultimo post, da quando cioè mi sono aperta ad una prospettiva più ampia, da quando ho accettato l'idea di poter capire, di poter magari anche un po' cambiare, sono diventati d'un tratto più chiari. Ma non sono cambiati i sogni, perchè mi sono accorta, ricordandone alcuni passati, che sono molto simili a quelli che già facevo. E' cambiata la mia visione delle cose, ho acquisito più autoconsapevolezza e ho semplicemente accettato di capire le cose, invece di rifiutarle e basta. E così d'un tratto, mi è apparso tutto chiaro, evidente, lampante.

Sogno 1. L'ho fatto 2 giorni dopo aver scritto l'ultimo post, la notte tra martedì e mercoledì.
Sono con il mio ragazzo e mia madre in una grande stanza di una casa che siamo andati a vedere. Assomiglia molto al salone di casa mia, le finestre sono nello stesso punto, e in fondo nel panorama si vede un pezzetto di mare (il porto di Palermo). Ma se da casa mia in mezzo sono visibili anche palazzi, strade e quant'altro, nel sogno da quella finestra si vedono solo alberi, uno sull'altro, un intricatissimo bosco, tutto verde.
Mia madre non ne è per niente contenta, anzi ne è quasi terrorizzata. Dice che è come Scopello (abbiamo una villetta lì, ma a lei non è mai piaciuta, perchè non c'è niente, a parte l'erba e il mare, la fa sentire sola ed esclusa dal mondo). Il mio ragazzo ripete ciò che dice mia madre (anche se lui lì non c'è mai stato). Io rispondo che non è possibile che sia Scopello ciò che vediamo, semmai è Catania o Messina.
Si cambia scena, ci troviamo dentro il bosco. E' buio, siamo soli, cerchiamo qualcun altro con cui stare, con cui parlare. Vediamo un tizio che con la macchina si allontana da un piccolo edificio, ha un sacchetto sul sedile del passeggero. Capiamo che ha comprato le pizze e di sicuro le sta a portando a casa sua, dove ci saranno altre persone. Decidiamo di seguirlo, per trovare queste persone. Ma lui è in macchina e lo perdiamo di vista, ritrovandoci davanti a un piccolo sentiero diviso a metà da una piccola striscia d'erba, che si dirama tra le siepi e sotto gli alberi. Una specie di tunnel che porta in mezzo al bosco. Mia madre non vuole entrare, ha paura. Io continuo a ripetere, ma proprio all'infinito: "O ci sono i fantasmi o ci sono gli stupratori, ma i fantasmi non esistono, e dagli stupratori ci difende il cane", insieme a noi infatti c'è un setter (assomiglia a quello che aveva mia madre da ragazza). Continuo a ripetere sta frase, finchè non mi confondo, dicendo che sono gli stupratori a non esistere, poi mi correggo e la continuo a ripetere. Ci addentriamo nel bosco, solo io e il mio ragazzo, che poi diventa una non meglio identificata figura maschile. Oltre il sentiero c'è una radura, dove troviamo dei lupi mannari. Sono accorpati in piccoli branchi da tipo 4-5. Non ci attaccano, se stiamo lontani, ma se ci avviciniamo ci aggrediscono tutti quelli di un branco. Cominciamo a combatterli, a ucciderli. Il cane inizialmente non è molto bravo, ma poi prende la mano e ne uccide decine. Ogni volta che un lupo muore, lascia cadere a terra un libro numerato. A un certo punto troviamo un 30. Sconfiggiamo anche i lupi mannari "boss" che si trovano in delle piccole radure laterali. Arriviamo dall'ultimo, il boss finale. Lo trovo molto più mansueto di quanto me l'aspettassi. Non mi attacca, e io lo prendo a calci sul muso, pestandoglielo con gli stivali. Contro di lui sono sola col cane. Questo si frappone tra me e il lupo e prende sembianze umane, diventando una specie di cavaliere. Comincia a combattere col lupo, che si è alzato su due zampe. Il tizio mette il lupo alle strette, io da dietro lo incito a finirlo, a ucciderlo, ma il lupo comincia a parlare e il tizio si ferma. Il lupo gli fa ricordare qualcosa che è successo nel passato, gli rievoca una sorta di amore perduto (e qui il tizio si comporta come una femmina, e ricorda un uomo che ha amato e a cui è successo qualcosa) e quando il tizio-tizia abbassa la guardia, agitandosi e chiedendo ulteriori spiegazioni, il lupo ghigna e lo accoltella a un fianco. Io continuavo a urlargli di non distrarsi, di uccidere il lupo, senza essere ascoltata. A quel punto prendo un'arma e da dietro trafiggo al cuore con un unico colpo sia il cane-tizio-tizia che il lupo davanti a lui, uccidendoli entrambi.
La cosa strana è che mi ero svegliata a metà del sogno perchè era suonata la sveglia, ma l'ho spenta, mi sono riaddormentata e ho continuato il sogno dal punto in cui l'avevo interrotto, e mi sono svegliata spontaneamente quando il sogno è finito con quell'ultima scena. Era come se io dovessi proprio concludere questo sogno, come se fosse importante vederne anche la fine, nonostante io sia poi arrivata in ritardo ad un appuntamento.
All'inizio non ci ho capito molto, ero più interessata a smuovermi perchè mi ero svegliata con un'ora di ritardo. Ma durante la giornata ci ho riflettuto e mi sono venute in mente un sacco di cose, in maniera spontanea.
Interpretazione: Mia madre e il mio ragazzo non rappresentano delle figure reali, ovviamente. Il sogno l'ho fatto io, è frutto del mio inconscio, ed è ovvio che riguarda me. Loro erano simboli, che rappresentavano due parti di me, che a volte vanno d'accordo (entrambi pensano che il panorama sia Scopello), e che a volte sono in netto contrasto (mia madre ha paura e non entra nel bosco, il mio ragazzo invece viene con me). Io ero una sorta di figura super partes, non mi identificavo con nessuna delle due, era come se cercassi di unificarle, e stavo sempre in mezzo tra le due. Di fatto, io mi sento sempre sballottata, in precario equilibrio, tra la mia parte sana (il mio ragazzo) e quella malata (mia madre). Certo non è casuale che siano stati scelti proprio loro due, e non due miei amici o conoscenti. Loro rappresentano cose per me importanti, persone con cui ho rapporti intensi, intimi, personali, di amore e odio. Così come amo e odio le parti di me.
Pur abitando in una città di 1 milione di abitanti, tutt'altro che in periferia (anche se nemmeno in centro), mi sento sola, senza nessuno con cui parlare, con cui confidarmi, da cui ricevere affetto o almeno compagnia, come se fossi da sola in un bosco. E quei sentimenti che mia madre attribuisce a Scopello, appartengono a me, nei confronti del mondo. Gli opposti sono ovunque nel sogno come sono ovunque nella mia vita. Io sono un'eterna ambivalente, molto più che indecisa. Provo contemporaneamente sentimenti opposti per le persone, per le cose, per me stessa. Faccio una cosa, la rifiuto, la rinnego, la cancello, e poi la rifaccio. Ho quasi il bisogno fisico di contraddire gli altri, di allontanarmi da loro e dalla loro opinione, di prenderne le distanze, anche nelle cose più stupide. E lo faccio nella realtà, come nel sogno (contraddico mia madre e il mio ragazzo affermando che il panorama non solo non è di Scopello che è sull'autostrada Palermo-Trapani, ma è proprio opposto, come è opposta l'autostrada Palermo-Messina). E da brava ambivalente, contraddico gli altri e ne prendo le distanze così per partito preso, ma poi non voglio stare sola, cerco qualcun altro, in questo bosco di solitudine, e seguo il tizio con le pizze per trovare altre persone. Ma lui ha le pizze, io no, e non trovo le persone. Perchè per stare con la gente si deve accettare anche il cibo, non come elemento puramente fisico ma come oggetto relazionale. Il cibo crea relazione. Si pranza insieme, si cena insieme, si esce per un aperitivo, ci si vede per un caffè, si prende un gelato insieme. Senza pizza, senza cibo, non si può avere una relazione con l'altro, e infatti non trovo le persone, trovo lupi mannari, trovo mostri, cioè la mia rappresentazione degli altri. Vedo le persone come lupi mannari, divisi in branchi (gruppi, famiglie, comitive, ecc), che mi tengono a distanza, escludendomi dal gruppo, fanno branco contro di me. Ed io non so fare altro che aggredirli, che combatterli, che ucciderli. Uccido sistematicamente gli altri distruggendo le mie relazioni. Ogni emozione repressa, ogni relazione distrutta, mi lascia qualcosa di oggettivo, di concreto, di razionale, un libro appunto, qualcosa di misurabile, di pesabile, un numero.
In questo punto credo di essermi svegliata e quando mi sono riaddormentata ero già dal boss finale, dall'ultimo lupo mannaro. Il cane rappresenta la parte più istintiva, primordiale, la parte più emotiva di me. Si mette in mezzo tra me e il lupo perchè per relazionarsi con gli altri ci vogliono le emozioni. Ma io non sono capace di provarle e di gestirle e ciò che succede alla fine è la mia più grande paura. Mi sento diversa dagli altri, mi sento esclusa da loro e sono io stessa ad escludermi. Quando scopro il fianco, quando abbasso la guardia, quando mi emoziono, quando mi apro, quando smetto di combattere e aggredire gli altri... questi possono colpirmi. Possono manipolarmi, ingannarmi, ferirmi. E per evitare che ciò avvenga io uccido le mie emozioni e insieme ad esse anche le relazioni, uccido il tizio e il lupo insieme. Sacrifico la mia parte emotiva e rinuncio alle emozioni, alle relazioni e alle persone, restando da sola nel bosco, dopo aver fatto completamente piazza pulita. E tutto ciò che mi resta sono libri e numeri.
Da un lato ero contenta di aver interpretato questo sogno, era la prima volta dopo tanto tempo che riuscivo a dare a un senso a tutti gli elementi di un sogno, e a leggerne il significato d'insieme, e non dei singoli pezzi. Ma contemporaneamente, mi sono resa conto che era un sogno molto negativo. Il mio inconscio mi sta dando un forte avvertimento, mi sta dicendo che quello che faccio è sbagliato. Che faccio sempre tutte queste cose, e resterò sola, se continuo a sopprimere le emozioni e a distruggere i miei rapporti con gli altri. Eppure è l'unica cosa che so fare. So relazionarmi con gli altri solo con atteggiamenti aggressivi (uccidendo i lupi), e non riesco completamente a gestire le mie emozioni, perchè mi spaventano. Ho parlato di questo sogno con la psicologa, le ho dato tutte le mie interpretazioni, tra cui anche quella iniziale secondo cui questi lupi mannari erano i miei demoni interni, che io dovrei sconfiggere per superare il bosco di solitudine e trovare le persone, oltre la radura. Secondo lei entrambi i significati sono giusti, proprio per via della mia ambivalenza e della contemporanea esistenza degli opposti nella mia vita e nella mia mente. Lei era molto contenta che io finalmente elaborassi il mio materiale onirico, invece di sbatterglielo addosso e aspettare chissà quale illuminazione divina. Continuava a ripetere di essere ottimista, mentre io scoppiavo a piangere, consapevole del significato terribile di questo sogno. Avevo finalmente compreso quanto deleteri e autodistruttivi fossero i miei comportamenti e i miei modi di pensare e di agire. E non trovavo completamente la strada per modificarli. "Averne preso atto è già importante. Continui a pensarci. Ci vediamo giovedì prossimo". Abbiamo comunque concordato che il mio ragazzo al momento è una persona importante nella mia vita, ed è il mio punto di forza, la mia parte sana.

Sogno 2, fatto l'altroieri notte.
Sono a casa, guardo giù dalla finestra, il mio migliore amico si sbraccia dalla strada, dicendomi di scendere, di raggiungerlo. Avevamo un appuntamento e sono in ritardo. Gli dico di aspettarmi, e dopo un po' di tempo finalmente ci vado. Siamo davanti uno strano edificio, lì so che c'era il mio cane, insieme a tanti altri, ma adesso il locale è vuoto. Chiedo al mio amico dov'è Chucky, come se a prenderlo sarebbe dovuto essere lui. Ma lui ha preso uno yorkshire. Quello non è il mio cane. Una signora si avvicina e se lo prende, era suo. Comincio a chiamare Chucky, spaventata e in ansia. Dopo un po' lo vedo uscire da una specie di sottopassaggio, risale da una scala insieme a un altro cane randagio. E' spaventato, traumatizzato, nemmeno mi corre incontro.
Alla scena successiva sono a casa mia. La situazione in casa è molto migliorata, non so bene che fine abbia fatto Martin, ma non devo più tenere le porte chiuse e sono meno stressata. I miei genitori sono in cucina, sono pronte le pizze, la mia è con le verdure, e devo raggiungerli per cena. Sono nella mia stanza e cerco di prendere tempo, la pizza mi spaventa. Scrivo un sms al mio ragazzo, gli dico di vederci fra a mezz'ora in una villa in centro. Vado in cucina, ma non mi siedo a mangiare la pizza, mi metto a fare il tritato bollito per fare la pappa al cane. Mio padre riceve una telefonata, e dice frasi tipo "Quello bianco e nero? Si è nostro. Ah.. grazie." Gli chiedo che è successo. Mi dice che dev'essere rimasta la finestra che dà sul balcone aperta. E' stata mia madre. Gli chiedo dov'è Chucky. Mi risponde una frase tipo "Tra poco dovremmo sentirlo abbaiare" ma lui non abbaia. Gli chiedo di nuovo dov'è, sono angosciata, gli dico di dirmi che sta bene, che è tutto a posto. Finalmente capisco che è saltato giù dal balcone ed è stato trovato sul marciapiede. Gli chiedo come sta, se è vivo. Mi risponde "Beh sai dall'ottavo piano.." Capisco che è morto, scoppio a piangere, mi inginocchio a terra con la testa tra le mani e piango disperata per un sacco di tempo. Mio padre a un certo punto dice qualcosa e mia madre risponde "Mi sto godendo lo spettacolo", alludendo al fatto che mi guardava mentre piangevo. In tutto questo non so bene quando, leggevo la risposta del mio ragazzo "Io sono già qui". Io ero di nuovo in ritardo, non ero neanche pronta per uscire. E mentre piangevo a terra, una parte della mia mente era alla pentola sul fuoco, per evitare che si bruciasse.
Questo sogno è molto simile a quello della settimana scorsa. Il che significa che non è ancora cambiato niente, oppure il mio inconscio non continuerebbe a ripetermi sempre le stesse cose. Qui il mio cane (la mia parte istintiva ed emotiva) non lo uccidevo io, ma lo trascuravo completamente, addirittura me ne dimenticavo, come se lo abbandonassi. Lo costringevo a vivere come un randagio, nei sotterranei della città (le mie emozioni vivono nei sotterranei della mia mente, senza che io ne sia consapevole), e quando poi lo andavo a cercare non riuscivo a chiamarlo, a gestirlo, non mi riconosceva più, non eravamo più in simbiosi. (le mie emozioni mi sono ormai estranee e sconosciute.) La trascuratezza finiva per ucciderle (la morte del cane), così come uccido anche le relazioni, ritardando agli appuntamenti con gli amici, non presentandomi a quelli col mio fidanzato, disertando la cena coi miei genitori, non mangiando la pizza. Di nuovo la pizza, il cibo che più mi spaventa, e che anche nella realtà mi ha fatto allontanare dai miei amici, dato che non vado più a mangiare fuori con loro il sabato sera da mesi. Niente cibo, niente relazioni. Niente emozioni, niente relazioni. Niente emozioni e troppe cose razionali e oggettive. Anche mentre mi disperavo era come se non potessi abbandonarmi a quell'emozione, non riuscivo a disperarmi completamente, perchè avevo il pensiero al pentolino sul fuoco. Dovevo fare, dovevo agire, non potevo lasciarmi andare. Anche quando provo delle emozioni, non mi abbandono mai ad esse, neanche a quelle positive, ma tendo sempre a pensare, a fare, e quindi ad evitare le emozioni, a trascurarle, a ucciderle, e con esse le relazioni.
Anche qui mia madre rappresentava la parte malata di me, quella che gode nel vedermi soffrire. E di fatto questa parte esiste. Godo quando mi ferisco, godo quando digiuno, godo quando vomito, godo quando sputo, godo quando mi abbuffo, godo quando litigo con qualcuno, godo quando mi sento una merda, godo quando mi sento sola. Mi godo lo spettacolo, il film della mia vita che mi scorre davanti. Quindi esiste una parte di me che è autolesionista, ne esiste una che cerca in tutti i modi di emozionarsi, di abbandonarsi alle emozioni, ma è contrastata da quella che cerca di rifiutare le emozioni facendo qualcosa, come smettere di piangere e andare a guardare se la carne si brucia. Anche se questa potrebbe coincidere con la prima..
E anche qui, nonostante questo quadro inquietante, il mio ragazzo è la nota positiva. Lui c'è. Lo chiamo ed è già lì, anche se poi lo faccio aspettare, anche se non mi presento. Il ruolo del mio migliore amico non mi è troppo chiaro. E' un'altra figura importante, e anche con lui ho un po' un rapporto di amore e odio. Gli voglio un sacco di bene, ma ultimamente mi ha un po' delusa.. o meglio, io mi sono sentita delusa. Non mi ha cercata quanto avrei voluto, non ha risposto ai miei messaggi, pur essendo stato molto tempo a Palermo si è fatto vedere poco, ecc. Nel sogno era inaffidabile. Io delegavo a lui (inteso genericamente come le persone o più specificamente come i miei amici?) il compito e la responsabilità di prendersi cura e carico delle mie emozioni (il mio cane) e lui falliva nello scopo.. O meglio, ci provava, ma sbagliava cane, tra l'altro prendeva proprio il cane che avevo alcuni anni fa. Quindi lui cercava di fare qualcosa per me, mi veniva incontro, prendeva il cane, mi chiamava perchè io scendessi di casa, mi aspettava anche se ero in ritardo.. ma per me non era abbastanza, ciò che aveva fatto non era adeguato, non era ciò di cui avevo bisogno. Ed effettivamente i miei amici nella realtà cercando di venirmi incontro, ma "sbagliano" i modi. Nel senso che forse pretendono che io sia come ero prima, e si comportano ancora come si comportavano prima con me, tipo qualche anno fa (quando avevo uno yorkshire, cioè quando le mie emozioni, i miei istinti, le mie paure, i miei bisogni, i miei desideri, ecc, erano diversi). Ma tutto ciò, lo yorkshire, non è più adeguato alla mia situazione, e il mio amico non sa prendere Chucky, non sa gestire il mio nuovo mondo interiore. Nemmeno io ci riesco, perchè il cane non mi viene incontro, mi sta lontano.
Però al di là del fatto che è inaffidabile, che ha sbagliato, ecc, il senso è che i miei amici ci provano, ma forse sono io a non permettere loro di aiutarmi nel modo giusto.
Mi sta venendo in mente una parte che c'era all'inizio del sogno, ma che non ho compreso e la stavo dimenticando. Ci siamo io e il mio ragazzo, nella mia macchina, stiamo andando a casa mia. Guido io, è notte e superiamo una rotonda proprio vicino casa mia. Vedo delle ombre su un'aiuola, il mio ragazzo mi dice che sono delle persone che stanno abbandonando dei cani. Io voglio fermarmi, voglio tornare indietro a dirgliene quattro. Ma lui mi dice di lasciar perdere, e di andare avanti.
Se l'abbandono dei cani equivale all'abbandono delle mie emozioni e della parte più primitiva e spontanea di me, non capisco cosa significhi questo andare avanti.. Perchè il mio ragazzo, che finora si è rivelato come il punto di forza nei miei sogni, dovrebbe impedirmi di tornare indietro ed evitare questo abbandono?
Forse perchè tornare indietro è una regressione.. un po' come mia madre nel primo sogno non voleva che entrassimo nel bosco, voleva tornare indietro perchè aveva paura. In quello e in questo sogno il mio ragazzo mi spinge ad andare avanti.. cioè a fare un passo in avanti verso il cambiamento e la guarigione?
Non so, mi sembra un po' forzata questa interpretazione, però boh..
Questo giovedì avrei tanto voluto raccontare questo sogno alla mia psicologa, ma mi ha scritto un paio di giorni fa dicendomi che avremmo dovuto spostare il nostro appuntamento a giovedì prossimo, cioè al 27. Spero nel frattempo di non "tornare indietro".
Questa notte ho fatto un altro sogno, era molto confuso, ne ricordo pochissime scene. Ricordo perfettamente una macchina, la guidavo io ma credo fosse di mio fratello, e aveva una ruota completamente a terra, però riuscivo comunque a farla camminare un po', anche se con molta ansia. Dovevo parcheggiare da qualche parte, ma non ne ero capace.. Sbagliavo manovra, dovevo allargarmi, o spostarmi, non so.. Non ricordo altro. La macchina mi sembra un elemento di continuità col primo sogno. Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro.. Il tizio nel primo sogno aveva la macchina e aveva le pizze, perciò poteva raggiungere altre persone e stare con loro. Io non avevo nulla, mi perdevo nel bosco e trovavo i mostri. Nel secondo sogno avevo la pizza, ma non la sapevo gestire, ci pensavo, mi angosciavo, non la mangiavo, non avevo la macchina insomma. In questo sogno ho la macchina, anche se l'ho presa in prestito, ma non la so usare, non funziona bene, potrebbe fermarsi da un momento all'altro, non ho le pizze. Insomma per stare con le altre persone servono i contenuti (la pizza) e i modi/mezzi (la macchina).
Non so bene articolare queste metafore, non credo di averle davvero comprese, magari mi aiuterò col prossimo sogno..

Ho realizzato un'altra cosa, recentemente. Vi ho parlato della mia incapacità di provare emozioni, compreso il dolore, e anche il senso di vuoto. Non mi sento vuota, non mi sento sola, non mi sento triste. Ma so di essere triste, so di sentirmi sola, so di sentirmi vuota. Non so come spiegarlo bene.. me ne sono accorta oggi. Questo sentimento di vuoto io lo percepisco solo razionalmente, ma non lo vivo. So di sentirmi vuota, è una cosa di cui sono oggettivamente a conoscenza, ma non mi Sento vuota, nel senso che non vivo questo sentimento con le emozioni conseguenti. Di fatto, non esistono queste emozioni. A un certo punto della giornata io provo una sgradevole sensazione non meglio identificata e comincio a mangiare, una cosa dopo l'altra, senza soddisfazione. E' come se desiderassi abbuffarmi, senza riuscirci. Come se desiderassi mangiare fino a scoppiare, perchè non mi basta sentirmi sazia nè piena, voglio che mi manchi il respiro per quanto cibo ho ingurgitato, vorrei proprio essere pienissima, da non avere più spazio per nulla. E mi capita da tantissimo tempo. Ci sono questi momenti in cui sento il bisogno di abbuffarmi e riempirmi a dismisura, ma non ci riesco mai, e non capivo nemmeno perchè. C'è sempre qualcosa che mi frena. Mangio sì, magari anche tanto, tipo 4 banane una dietro l'altra, ma solo frutta ecco. Frutta, verdure, yoghurt, cose del genere. Non riesco ad abbuffarmi veramente, a mandare giù di tutto, a far fuori dolci o pane o chissà che, eppure lo vorrei fare disperatamente. Oggi pomeriggio ho avuto un altro di questi momenti. Cercavo le "sfinci di san giuseppe" da portare in ospedale a mio padre, così sono entrata in una pasticceria e ce n'erano a perdita d'occhio. Ma ho anche adocchiato delle simpatiche palline di cioccolato, di cui ho chiesto la composizione interna. "Tutto cioccolato", un po' come i dolci sacher, o le mascherine di carnevale, se li avete presenti. Insomma ho deciso di abbuffarmi, volevo proprio comprarne un sacco e mangiarli tutti. Volevo rimpinzarmi, volevo proprio divorare una quantità spropositata di roba. C'erano sotto anche i biscotti dessert, quelli con crema di pistacchio al centro. Così mentre il tipo dietro il bancone mi incartava i dolci alla ricotta, già pensavo a quanti biscotti prendere. 2 e 2? Di più? Almeno 4. Ma al momento di ordinarli ho chiesto solo due di quelle palline al cioccolato, niente biscotti. Sono tornata in macchina e ho scartato subito il mio pacchetto, cominciando a mangiare un dolcetto al cioccolato mentre guidavo verso la clinica dov'è ricoverato mio padre. Ci sono arrivata subito, mentre ancora mangiavo il pasticcino. Ma già era intervenuto quel blocco. Volevo abbuffarmi, ma non ci sono riuscita. Gli ultimi due bocconi del dolcetto li ho masticati e risputati in un fazzoletto e il secondo pasticcino l'ho lasciato in macchina, per poi darlo a mia madre a casa e vederglielo mangiare, senza provare alcun desiderio o invidia.
Finalmente oggi, dopo quest'ultimo episodio, ho capito perchè mi succede questa cosa, che tra l'altro mi capita molto spesso. Succede perchè in quei momenti mi sento vuota, e banalmente cerco di colmare il vuoto col cibo, rimpinzandomi fino a sentirmi completa. Ma questa sensazione di vuoto io non la Sento, non la percepisco, non la provo davvero. So di sentirmi vuota, ma non mi ci sento davvero. Mi dispiace davvero se non riuscite a capirlo, ma non so proprio spiegarlo meglio.. Non riesco a provare nessuna emozione, nemmeno il senso di vuoto.. E anche se non provo l'emozione, passo direttamente all'azione successiva, che è appunto l'abbuffata. Però, forse proprio perchè non attraverso il passaggio dell'emozione, non riesco a capire lo scopo di quel gesto e magari è per questo motivo che poi a un certo punto mi fermo. Vabbè mi fermo per così dire.. Perchè sono tornata a casa, un'ora dopo, e ho mangiato 3 banane, sempre in preda alla stessa sensazione. Volevo abbuffarmi, volevo mangiare, ho aperto frigorifero e stipetti, e alla fine ho optato per la frutta, per poi fermarmi. Ho portato fuori il cane per un'ora e al ritorno ho mangiato due arance e un piatto di verdure rimasto in frigo. Sono andata un'ora e mezza in palestra, ho bruciato 600 calorie sull'ellittica, sono tornata e ho cominciato a scrivere, per poi a mezzanotte interrompermi, andare in cucina e mangiare 15 mini gallette di mais (1 grammo e mezzo l'una) con ricotta, e poi sono tornata a scrivere.
Quest'ultima mini abbuffata non credo sia casuale, è scattata come meccanismo di difesa (Fare invece di Sentire), proprio mentre cercavo di aprirmi e provare qualche emozione qui. Ho lasciato una frase a metà, sono passata per la cucina e poi sono tornata, senza di fatto sentirmi più piena, più completa di prima. Quella sensazione strana e sgradevole (il senso di vuoto che però non riesco a provare) mi accompagna sempre, e non riesco mai a colmarlo (e grazie al cazzo, mica col cibo si tappa il vuoto emotivo). E' fame di emozioni, ma io quelle non le so proprio mangiare.
Mi sono resa conto anche di un'altra cosa. Io vado in palestra ogni giorno, di sera, e brucio almeno 500 calorie sull'ellittica, se riesco a monopolizzarla per più tempo ci resto anche di più. Razionalmente direi che è per non ingrassare, se non per dimagrire, dato che mangio troppo e troppo spesso durante la giornata. Ma mi sono anche resa conto che ci vado per soffrire. Il mio intendo principale per l'indomani mattina non è aver perso peso, perchè di fatto nemmeno mi peso. Non è essere più sgonfia, perchè nemmeno mi guardo allo specchio. Non è sentirmi meno in colpa, perchè non riesco a provare nemmeno quell'emozione ormai, e non la provo nemmeno ora che dopo questo pasto notturno sono semplicemente seduta sul letto. Vado in palestra e sto 40 minuti - un'ora sull'ellittica, cercando di andare sempre più veloce, ignoro i crampi alle gambe, faccio esercizi vari, aumentando sempre i pesi e le ripetizioni delle serie perchè l'indomani mattina voglio svegliarmi piena di dolori. Voglio le contratture, voglio farmi male, voglio sentire dolore fisico. Anche questa è una cosa che non provo davvero, ma che ho capito razionalmente di provare. Non amo farmi direttamente del male, tipo tagliandomi. Preferisco questi metodi più indiretti.. Fare palestra in maniera intensa, giocare pesantemente col cane in modo che mi riempia di graffi e lividi, ecc.

Capire tutte queste cose non mi fa piacere. Giovedì scorso la mia psicologa era allegra, soddisfatta e "ottimista". Io piangevo. E piangerei anche ora, se riuscissi a farlo. Magari posso riconoscere che è positivo capirmi di più.. Ma capire di essere un mostro senz'anima non può rendermi felice. Essermi resa conto di quanto tragica sia la mia situazione, non può farmi essere ottimista. Sì, ho capito il mio sogno. Sì, mi sono accorta di un paio di sensazioni che non riuscivo a cogliere emotivamente. Ma ciò che ho capito non è positivo. Aver capito che mangio troppo e troppo spesso perchè mi sento vuota e sola non rende meno drammatico il fatto che mi sento vuota e sola e che per questo motivo mi rimpinzo di cibo. Forse tutto sommato era meglio non saperlo... Non cambiava niente, perchè lo facevo lo stesso, ma almeno ne ignoravo la causa, non sapevo quando triste e inquietante fosse la mia situazione. Ora che lo so, che cosa dovrebbe cambiare? L'ho detto anche alla psicologa. Io mi sono solo accorta di come funziona la mia mente e di cosa sta succedendo nella mia vita, ma non ho la minima idea di cosa dovrei fare per cambiare qualcosa. So come vanno le cose, e so già che continueranno ad andare nello stesso modo, a prescindere dalle mie epifanie.
Lei mi ha detto di non partirci così da subito, che se metto le mani avanti è ovvio che andrà così e ha ripetuto che lei era ottimista, mentre io appunto non riuscivo a trattenere le lacrime.
Com'è che li piangi e qui dici che non ci riesci e non sai provare emozioni? Potreste pensarlo, così vi rispondo io. Non sono un robot. Il fatto che io neghi, reprima, cancelli e soffochi le emozioni, non vuol dire che queste in fondo in fondo non ci siano. La mia mente le prova, come quella di tutti gli esseri umani, ma una parte di me è come se mettesse un cuscino in mezzo, attutendole, in modo che queste non arrivino alla mia coscienza. Le provo senza accorgermi di provarle. Ma a volte sono così forti che il cuscino non basta, oppure lo spazzano via, o lo distruggono, e le emozioni mi attaccano, mi aggrediscono, si impongono con violenza e prepotenza alla mia consapevolezza. In quel momento ne prendo coscienza, non potrei fare altrimenti, ma non le percepisco come mie. Sento questa forte invasione improvvisa e incontrollata, che mi lascia spiazzata e mi fa andare nel panico. Scoppio a piangere, mi faccio del male, o quant'altro, perchè non ho altri modi per gestire quelle emozioni improvvise e fortissime. Non so trattenere il pianto, non so contenere la rabbia, non so impedirmi di tremare, ecc. Questo perchè alle emozioni non sono abituata, non ho imparato a gestirle e conoscerle, sennò non reagirei così e non ne sarei così vittima in quei momenti. E quando quel momento passa, il cuscino torna al suo posto e il "normale" andamento della mia mente viene ripristinato. E io non ho idea di come poter modificare questo meccanismo.

Per stasera basta, ho passato anche oggi 4 ore a scrivere (a parte il tempo trascorso in cucina) ed è il caso che io vada a dormire. Siete state carinissime a commentare l'altro post, non me l'aspettavo proprio. Temevo che nessuno, vista la lunghezza del post, si sarebbe preso la briga di leggerlo. Invece mi hanno piacevolmente colpita i vostri commenti. Sentitevi liberi di scrivermi qualsiasi cosa, anche critiche, domande o considerazioni. Mi fa sempre piacere. Buonanotte ragazze <3

19 commenti:

  1. <3 Ti seguo piccola.
    Un abbraccio

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  2. Ciò che più mi ha colpito del tuo post è questa frase: " Senza pizza, senza cibo, non si può creare una relazione con l'altro". Non sono affatto d'accordo. Se così fosse, tutte le anoressiche non avrebbero amici, cosa che non risulta veritiera. Il cibo non è un coadiuvante delle relazioni.
    Se non hai voglia di mangiare la pizza perché non ti piace e ti fa stare male, non è che tua madre smette di volerti bene e cominci a stare antipatica ai tuoi amici. Ognuno dovrebbe accettare le scelte e lo stile di vita degli altri. Puoi anche mangiare solo latte condensato o lattuga o patatine fritte o brodo ma questo riguarda sempre e solo te. Chi non accetta le tue abitudini alimentari vada a farsi benedire.
    Per esempio, io non mangio MAI insieme alla mia famiglia, non mangio MAI quello che cucinano e mi propongono. Ciononostante, questo fatto non esclude lunghe chiacchierare e discorsi con loro, che si rivelano a volte divertenti. La convivialità non è sinonimo di cibo, non implica il cibo, non per forza. Se la vedi diversamente, significa che hai un problema. La minaccia che percepisci di dover mangiare per essere accettata socialmente è un'illusione, e se invece è vera allora proviene da persone che non meritano neanche il tuo sguardo. Quello che fai con il tuo corpo e che introduci dentro non ha niente a che vedere con le relazioni interpersonali.
    A questo punto ti cito un'esempio, quando facevo la dieta dukan mangiavo SOLO ed ESCLUSIVAMENTE carne rossa e uova, e lavoravo quell'estate in quanto assistente di sport acquatici in un campeggio in riva al mare. Pranzavo sempre con gli altri ragazzi che lavoravano lì. Non ho mai mangiato qualcosa di diverso della carne rossa e delle uova, a costo di sembrare pazza. Ho posto la mia scelta di dieta ( per quanto discutibile fosse) al primo posto. Non ho mai neanche pensato di prendere un po' di pasta o di pizza per sembrare "normale", per mischiarmi con la massa, per aderire all'alimentazione altrui al fine di socializzare. Risultato? Rispetto. All'inizio mi prendevano in giro ma poi non osavano più dirmi niente, e anzi mi rispettavano. Se avessi mangiato come loro mi sarei sentita male, mi sarei sentita insicura perché avrei fatto qualcosa che non volevo per accontentare gli altri, il che non rientra nel mio modo di pensare ( non dovrebbe rientrare nel modo di pensare di nessuno).
    Non vedere mai il cibo come capace di creare legami, ti prego. Il cibo è materia inanimata mirata al nutrimento, nulla più. Il valore che la gente accorda a questa materia inanimata è fin troppo alto. Se non sbaglio Viellina nel suo periodo di anoressia andava al ristorante e non mangiava niente: senza essere anoressici, è un comportamento che sarebbe edificante mettere in atto, per rafforzare il distacco dalle convenzioni sociali inutili che non fanno altro che complessarci ed farci sentire in gabbia.
    Comunque ho letto il tuo post con interesse. Penso però che non dovresti soffermarti così tanto sul significato allegorico dei tuoi sogni. In fondo, anche se la psicologa conferma la tua interpretazione, penso che non puoi proprio sapere tutto con certezza. Non puoi basare la tua vita su Freud, non so se mi spiego. Al posto tuo non analizzerei i sogni, perlomeno non in maniera così puntigliosa. Questo ragionare sul vuoto, sulle emozioni, non fa altro che distruggerti. Cercare di arrivare al profondo della propria anima .. È davvero ciò che vuoi .?? Capirti a fondo?? Al posto tuo mi farei meno pippe mentali. Stai più serena. Questa introspezione si rivelerà pesante.. A cosa ti porterà ? Chi lo ha detto che nella vita bisogna per forza vivere e sentire le emozioni ? Essere razionali è bellissimo ed è una qualità molto apprezzata. Poi sinceramente penso il tuo ragazzo non abbia notato tutta questa mancanza di sentimenti da parte tua, no? Gli piaci così come sei. Non essere troppo critica e troppo severa con te stessa.

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    1. Apprezzo molto il tuo commento e ti ringrazio per aver espresso qui i tuoi pensieri, è interessante quello che dici e anche quel tuo racconto personale, ma non sono d'accordo con nulla di ciò che dici. Il cibo è convivialità, e non è solo nutrimento. Sennò non esisterebbero tutti questi prodotti che di sostanze nutritive non hanno nemmeno l'ombra. Il cibo non serve solo a nutrirsi per sopravvivere, o non avremmo i dolci, non avremmo le voglie e i desideri golosi, non mangeremmo senza fame e l'umanità non avrebbe creato da sempre rituali riguardanti il cibo. Se il cibo fosse solo cibo non si festeggerebbero con cenoni e mega pranzi tutte le festività e le occasioni speciali. Mi fa ridere la tua frase "se la pensi diversamente significa che hai un problema". Ovvio che ho un problema, tutti qui lo abbiamo, se non te ne fossi accorta xD ma non ho un problrma perchè la penso diversamente da te, ho un problema con le mie emozioni e con le mie relazioni. E sì, il cibo implica relzioni. Perchè se a me andare in pizzeria fa troppa paura, vedere gli altri che mangiano la pizza mi fa venire l'ansia, sentire l'odore della pizza me ne fa venire il desiderio ma non poterla mangiare mi frustra, allora io non ci vado. E se ogni volta che mi chiedono di uscire io rispondo no poi smettono di chiedermelo. Ammiro la tua forza se sei capace di andare al ristorante e scherzare con tutti con spontaneità senza che il cibo o la sua mancanza siano un ptoblrma, ma io non ne sono capace. Io non ci vado, evito tutte le situazioni in cui ci sia del cibo, e di fatto vedo i miei amici molto raramente, ormsi escono e neanche mi invitano. E dato che mi citi viellina, ti ricordo che lei andava al ristorante senza mangiare niente, sì, ma mica stava lì tranquilla e serena. Ha raccontato molti episodi in cui usciva dalla pizzeria e restava ore a piangere in macchina, o in cui restava tutto il tempo lì a chiedersi se mangiare o meno, in preda all'ansia, per poi al ritorno a casa abbuffarsi con il cibo asportato dal locale. Se lei andava al ristorante crefo fosse solo per non contraddire la madre. Secondo me sottovaluti molto il potere relazionale del cibo. E se mi dici che non dovrei farmi queste "pippe mentali" perchè razionalizzare è bello significa che non hai capito come mi sento e cosa vivo quotidianamente :/

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    2. Mi spiace tu l'abbia presa così male, ci sono andata diretta perché alla fine hai scritto che accetti critiche.
      Non dico che hai un problema in senso negativo, ma un problema di autostima, forse ti senti inferiore ed è per questo che rifiuti le occasioni sociali. Hai paura di essere giudicata per le tue scelte ed abitudini alimentari?
      Cioé é ovvio che rappresenta un problema il non riuscire ad uscire senza senza sentirsi obbligati a mangiare..
      Comunque ti do ragione, per molta gente il cibo è convivialità. Ciò non significa che per tutti debba essere così. Il cibo è convivialità solo se ti decidi che sia tale. Infatti tu hai deciso che sia così, basandoti sulle abitudini e le usanze comuni tipiche della società. Ció non significa che non esista la possibilità di liberarti da questo meccanismo mentale, di poter relazionarti anche senza mettere di mezzo l'atto di mangiare pizze o dolci o qualsiasi altra cosa "conviviale".
      Per il resto, ti incitavo solo a essere più leggera. Leggo una ragazza pesante con se stessa. Le emozioni sono una cosa personale. Se analizzi troppo una situazione, finisce che scopri mille e centomila possibilità, e rimani incastrata in mezzo ai tuoi stessi fili logici e di pensiero. Penso di aver capito come ti senti, e in base a ciò che leggo posso solo dire che hai un chiaro bisogno di svago. Un hobby, una distrazione. Qualcosa che non sia te stessa, il cibo o i cani. Un'universo nuovo che ti stimoli, che non abbia niente a che fare con cibo, cucina, ristoranti, sogni, psicologi.

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  3. Ps= non ho detto che razionalizzare è bello. Ho detto che è bello essere razionali. Ovviamente entrambe le cose sono belle. Ma razionalizzare non essendo una persona razionale porta inevitabilmente all'insuccesso. Razionalizzare è qualcosa che metti in atto, l'essere razionale è una qualità innata.

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    1. Inoltre tengo a precisare che non ho raccontato la mia esperienza per dire che mangiare solo uova e carne rossa sia giusto..Era un modo per esprimere il concetto che le relazioni possono scorrere tranquillamente senza l'aiuto del cibo comune ;)

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    2. Quello è ovvio, si era capito tranquilla! Certo che accetto le critiche, e apprezzo e rispetto il tuo punto di vista, la penso semplicemente in modo diverso. Nella mia vita le cose vanno diversamente da come vanno nella tua, e mi piacerebbe separare il cibo dalle emozioni, ma non ne sono capace, e il cibo finisce necessariamente per mediare le mie relazioni..

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  4. Visto che avete parlato di me vi spiego bene la situazione
    Anche prima di ammalarmi, andavo a cena fuori con i miei amici e non mangiavo. La cosa non mi è mai pesata. Quella volta che sono uscita e sono andata a piangere in auto è stato a causa dei commenti fatti da alcune persone presenti alla cena (mi era stato detto che stavo meglio) e non per il fatto di guardare gli altri mangiare.
    L'altro episodio è ben diverso. Avevo appena tolto il sondino, il mio corpo voleva cibo e la mia testa no. Ero spezzata in due ed era questo a generare i problemi. Finché ero totalmente immersa nella malattia non avevo problemi di quel genere, i problemi sono insorti quando in me c'era una parte che voleva guarire ed una che teneva stretta la malattia. Oltretutto, lo sclero di quel giorno è stato determinato dalla lite pre-partenza con mia madre e dal fatto che il suo portare la pizza a casa aveva rappresentato per me un "qualcosa contro di me" e dovevo farmi male per farla sentire in colpa per non aver pensato a me.
    Ad ogni modo, è stato solo un periodo. Ripeto, prima di ammalarmi mangiavo solo a pranzo, ma uscivo comunque a cena con amici e mi bevevo la mia acqua senza problemi. Una volta diventata anoressica, era ugualmente facile perché non avevo alcun interesse a mangiare e ad uscire dalla malattia. Maturato il desiderio di guarire, sono insorti i problemi in quanto era come se avessi una doppia personalità. Purtroppo poi ho messo a tacere la parte sana e ho ricominciato a dar retta solo a quella malata, sbagliando, ma cancellando quel genere di problemi. Ora che ho ritrovato un equilibrio la cosa non mi dà fastidio, esattamente come prima di ammalarmi.
    Per farla breve, quando stavo bene (quando ero completamente "bianca") non avevo problemi, così come quando stavo veramente malissimo (quando ero completamente "nera"). Ho avuto problemi solo nella fase grigia, transitoria... E si è trattato solo di episodi. Se pranzi, cene ecc fossero stati un problema grave per me non avrei potuto continuare ad amare il Natale... Invece, nonostante la maggior parte delle persone affette da disturbi alimentari tema quel periodo, io l'ho sempre atteso con eccitazione e gioia!

    Scusate se ho scritto da cani ma sono in autobus xD

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  5. P.s. ho ricevuto la mail, grazie per avermi scritto :) appena ho tempo ti rispondo

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  6. Essere introspettivi sarà una qualità meno apprezzata che essere razionali (ma ne siamo sicuri? Da umanista direi di no ;p), ma sicuramente è una qualità importante. Sei una ragazza profonda che non si limita a guardare allo strato esterno dei propri problemi, ma desidera vederci chiaro fino in fondo. Non direi che ti fai troppe "pippe mentali" (cit.), direi piuttosto che il tuo riflettere a fondo su te stessa ti aiuterà a venir fuori da questi problemi: perché analizzandoli troverai la chiave per liberartene <3

    «Chi lo ha detto che nella vita bisogna per forza vivere e sentire le emozioni?» (tralasciando la contraddizione "Chi lo ha detto che nella vita bisogna per forza vivere" perché si trascenderebbe a parlare di eutanasia e non mi sembra il caso di farlo ora e/o qui) Vivere è emozionarsi. Se nella vita non provi emozioni sei una macchina. E come dice NumeroCinque nel film Corto Circuito: «La vita non è un'avaria!»

    Ciao Softy :*

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    1. Era inteso come "vivere le emozioni" ;) ossia, "chi ha detto che nella vita bisogna per forza vivere le emozioni". Non mi andava di scrivere " chi ha detto che nella vta bisogna per forza vivere le emozioni e sentire le emozioni" perciò ho scritto emozioni alla fine, ma intendevo "vivere le emozioni" come cosa non necessaria, di sicuro non " vivere e basta" in quanto cosa non necessaria. ;) penso si capisse immediatamente comunque.
      Le emozioni si possono provare, ok. Ma secondo me non si dovrebbero analizzare così tanto. Poi ovviamente la mia non era una critica. Ciao!

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    2. Beh è il tuo punto di vista, e forse lo pensi perchè le emozioni le senti, le riconosci e le vivi ancora. Ma la mia situazione attuale è troppo brutta, al momento vorrei davvero tanto riuscire ad emozionarmi. Perciò per ora la penso diversamente, ma va bene così :)

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    3. Siamo l'una il contrario dell'altra allora ! Io voglio ed inseguo la razionalità, il controllo emozionale, mente tu vuoi il contrario :) io ti auguro di riuscirci davvero se pensi che la tua vita ne potrebbe trarre giovamento !

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  7. "A un certo punto della giornata io provo una sgradevole sensazione non meglio identificata e comincio a mangiare, una cosa dopo l'altra, senza soddisfazione. E' come se desiderassi abbuffarmi, senza riuscirci. Come se desiderassi mangiare fino a scoppiare, perchè non mi basta sentirmi sazia nè piena, voglio che mi manchi il respiro per quanto cibo ho ingurgitato, vorrei proprio essere pienissima, da non avere più spazio per nulla. E mi capita da tantissimo tempo."
    Queste parole sono i miei pensieri, sei riuscita a parlare di me pur parlando di te. A volte anche io mi sento un mostro senza anima, come hai detto tu. Mi chiedo perché godo nel vedere il mio sangue, ma anche nel vedere le lacrime degli altri.
    La mia migliore amica, ad esempio, si è fidanzata da poco ed è felicissima. Razionalmente ci penso e mi dico: lei è felice, io le voglio bene -> io sono felice. Semplice.
    Ma poi quando mi chiama in lacrime perché magari hanno litigato, provo una sorta di... gioia? Non lo so spiegare bene. È qualcosa di istintivo che tento di non farlo uscire, ma c'è.
    Mi sento un mostro perché mamma ad esempio mi compra il gelato che mi piace e io lo butto senza assaggiarlo.
    Io mi rivedo tantissimo in quello che dici, il dolore, la gioia del sentire la stanchezza fisica, l'essere ma il non esserci.
    Però una cosa te la voglio dire io, anche se poco so di te. Dici che capire queste cose non cambia la situazione, che sai come funzioni ma non come cambiare. E sai anche chi sei davvero.
    Secondo me, invece, sai chi sei ora. Sai chi sei diventata perché dei mostri ti hanno coperta. Secondo me, non sei così per davvero.
    Da qualche parte avevo letto che il tuo cagnolino non è un tipetto molto affettuoso, che ti vuole bene ma ogni tanto ti ringhia.
    Bene, io non studio psicologia né tanto meno sono una psicologa, ma ho pensato leggendo il tuo sogno: perché il tuo amico ti porta un cane che avevi prima? Perché questo e non il tuo?
    Magari perché prima non eri così, perché ora "ringhi" anche tu (se Chucky è la tua parte istintiva), ma ci deve essere qualche altro lato di te.
    Perché il tuo ragazzo ti ama? Perché ti spinge ad andare oltre? Deve aver visto qualcosa, sa che c'è qualcosa sotto un involucro che ti rende impermeabile.
    Lui, sempre se ricordo bene, ti conosce da tanto tempo. Prima che questa malattia, questa situazione, dominasse la tua vita.

    Scusa se i miei pensieri sono confusi, sono stanca e a quest'ora proprio non riesco più a scrivere decentemente ma ci tenevo a commentare perché questo post mi ha lasciato qualcosa dentro.
    Un abbraccio.

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    1. Mi è piaciuto tantissimo il tuo commento, grazie davvero! Si, quello che hai detto del mio cane è vero, a questa cosa non avevo pensato! Ed è vero che sono io a ringhiare agli altri, sono ambivalente esattamente come il mio cane!
      Non capisco ancora perchè tutto sia cominciato, me lo chiedo ancora.. mi sono fidanzata 2 estati fa, a giugno, quando pesavo 70 kg. Ad agosto il mio ragazzo è partito e io mi sono messa a dieta. E da lì è andato tutto gradualmente peggiorando.. Lui si è innamorato di me quando ero una grassottella ragazza normale, e continua ad amarmi ora che ho 20 kg in meno e mille fisse in più. Lui è il mio ponte, la linea di continuità tra il prima e dopo, tra il periodo pre e post "dieta". E lo stesso vale per il mio migliore amico, ma lui mi ha vissuta più tempo nel periodo "pre"..

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  8. Io non ricordo mai quello che sogno... anche se so benissimo che si sogna tutte le notti, che è un meccanismo funzionale fisiologico del nostro cervello...
    Io credo che i sogni siano effettivamente la proiezione in chiave irrazionale di quello che pensiamo, nonchè la rielaborazione di quello che viviamo... quindi penso che il fatto che tu cerchi di dargli un senso, un'interpretazione, sia positivo perchè di sprona a riflettere su aspetti di te stessa e della tua vita che magari non avresti altersì preso in considerazione... e chissà se questi spunti di riflessioni non possano portarti ad allargare gli orizzonti su te stessa, e a stare meglio...
    Ti abbraccio...

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  9. Incredibile, è stato come leggere di me stessa. Anche io non sento nessuna emozione. Gioia, dolore, noia, ansia, non sento nulla. Ho imparato a conviverci, non sono mai riuscita a cambiare e ogni tanto mi fa pure comodo essere impassibile di fronte ad alcune situazioni. La gente scambiavla mia impassibilitâ per calma e mi apprezza anche. E crede che sia gentile perchè se serve una mano io sono sempre disponibile, invece lo faccio solo per piacere agli altri. O forse questo è quello che credo, forse sono davvero gentile, chi lo sa non lo scoprirò mai. Ti capisco, ti capisco in pieno quando dici che ad un certo punto della giornata vuoi mangiare fino a scoppiare senza motivo. Ti capisco quando dici che vuoi farti male, io mi distruggevo in palestra quando andavo, ora mi distruggo di lavoro o a forza di correre, adoro faticare, sfinirmi. Non avevo mai conosciuto qualcuno così simile a me, credevo di essere l'unica al mondo.

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  10. Perchè ti senti sola? Cioè sei realmente sola o ti senti sola a prescindere?
    comunque io credo che è vero, capire le cose non significa risolvere ma allo stesso tempo non è possibile risolvere le cose senza capirle. Io credo che questo sia il tuo primo passo, e il primo passo è sempre il più importante.
    io sono d'accordo con te quando dici che le relazioni passano anche attraverso il cibo. È vero eccome, se ci pensi il bambino appena nato che fa? Prende il latte dalla madre. Secondo me non si possono vivere rapporti sereni con gli altri facendo sempre le scassa minc... Dal punto di vista alimentare. Questo lo mangio, questo no, vi raggiungo dopo cena bla bla... Per gli altri sicuramente non è piacevole. A me crea imbarazzo mangiare mentre uno non lo fa e naturalmente mi fissa. Insomma condividere un pasto, dai tempi più remoti è un simbolo di amicizia e ospitalità, addirittura nell'Iliade. Poi tu sei siciliana, la pasticceria è sublime, il il cibo anche salato idem...ti auguro di poter presto tornare a godertelo!

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  11. Ma quale mostro senz'anima, è proprio perche' ti ritrovi con un'anima ipersensibile che hai tutta questa difficolta' a gestire le tue emozioni!
    E non è vero che capire le cose non ti servira' a cambiarle, certamente il cambiamento non avverra' in pochi giorni e nemmeno in poche settimane e forse nemmeno in pochi mesi, io ci ho messo parecchi anni per la mia cocciutaggine nel voler fare tutto da sola, ma tu una psicologa ce l'hai, forza allora...lei sta lì anche per mostrarti cio' che tu non vedi.

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Sii civile, non serve insultarmi per parlare con me.