sabato 29 marzo 2014

Abbuffarsi per capire

"Vi dicevo che ultimamente ho sempre fame. Mangio spessissimo, ogni ora, massimo ogni due. Ma al di là della fame vera e propria, ho più spesso una strana sensazione, come un formicolio, allo stomaco. Una sensazione fastidiosa e persistente, che di solito interpreto come fame iniziando a mangiare, come se non potessi farne a meno, ingurgitando grandi quantità di cibo (per lo più frutta) senza soddisfazione. Il problema è che mangiando non sempre passa questo sgradevole "languorino". Spesso mi viene durante un pasto ("mah ho ancora fame?") o subito dopo, o anche a distanza di poco tempo. Ed è come se si amplificasse, ad ogni boccone. Solo oggi ho capito che cos'è... E' il senso di vuoto. E' la tristezza, la solitudine, il vuoto che prima sentivo (emotivamente) e che mettevo a tacere col cibo. E' come se il mio cervello avesse colto il collegamento. Dato che la risposta al senso di vuoto era il cibo, tanto vale chiedermi direttamente e fisicamente il cibo, con la fame. Così da non farmi provare quell'emozione negativa, dolorosa. Il problema è che quel senso di vuoto, pur non provandolo consciamente, sotto c'è sempre, lo avverto in altri modi, ma sa sempre come manifestarsi anche se si camuffa per non essere riconoscibile..

Ricordate il litigio con mia madre domenica scorsa? Ero tornata alle 8 per cenare e tutti si facevano i cavoli propri. E mio padre aspettava.. ma quando avevo chiamato mia madre alle 8 e un quarto, si erano incazzati. Ieri sera, memore di com'erano andate le cose e non volendo fare bile, sono tornata alle 8 e 10.. e ho trovato mio padre giù che, dopo aver finito di cenare con mia madre e mio fratello, stava tornando in ospedale. Queste sono le cose che mi infastidiscono e mi fanno sentire non considerata, ignorata, superflua. Così me ne sono andata direttamente a letto, come per vendetta.
Oggi è stata una brutta giornata dal punto di vista alimentare. Come ogni volta che salto la cena, di mattina mi sono svegliata con una fame allucinante, che avrei mangiato TUTTO, tanto da aver cominciato la giornata, alle 8:30 con un barattolo di lenticchie e alcune arance. Quello strano senso di fame non se ne  andava, e dopo un po' ho mangiato una mela e il pezzo buono di una banana marcia. Ho portato fuori il cane per mezz'ora e sono andata dal mio ragazzo. Lì ho mangiato due ovetti di cioccolato fondente e ho masticato e sputato un mini kinder cereali, e poi stessa cosa con un pezzo di formaggio. Eravamo soli a casa, così per un'oretta ho "fatto ginnastica" in camera sua. Poi siamo andati al sushi wok. Ho mangiato del sushi, scartando quanto più riso possibile da ogni pezzo. Mi sono fatta cuocere funghi e zucchine, poi ho mangiato 5-6 gamberetti "sale e pepe" e ho concluso con spicchi d'arancia e fette d'ananas. Siamo andati un paio d'ore al centro commerciale e ho comprato delle scarpe eleganti, per la laurea di sua cugina, al supermercato abbiamo comprato un pacco da mezzo kg di cioccolatini. Ne ho mangiati 2 al latte e cereali tornando a casa sua. Lì ne ho masticato e sputato uno al cacao in bagno e stessa cosa con uno alla nocciola in macchina mentre tornavo a casa. Sono andata a trovare mio padre e gli ho portato metà di quelli fondenti, quelli al latte li avevo lasciati quasi tutti da mia suocera. Sono tornata a casa verso le 19,30. Non avevo fame, ma quella sensazione di vuoto allo stomaco non mi abbandonava proprio. E così ho masticato e sputato altri due cioccolatini al latte e nocciola, ho mangiato delle arance, 30 gr di sfogliette integrali e tipo 150 gr di fiocchi di latte. Ho portato fuori il cane per un'ora e poi sono andata un'ora e mezza in palestra, bruciando più di 600 cal sull'ellittica, esercizi a parte. Sono tornata a casa, ho dato gli altri cioccolatini fondenti a mia madre, e mentre facevo da mangiare ai cani verso le 23,30 ho ricominciato a mangiare. Arance, fragole, e ho masticato e sputato del pane con salmone affumicato. Ora sono a letto, ma quel buco/gorgoglio allo stomaco è sempre lì. Mi alzerei e ricomincerei a mangiare senza problemi.. a un certo punto avevo adocchiato il vassoio della polleria in frigo, pieno di patatine e panelle, ma ho lasciato stare.. Non digerisco il fritto, sarei stata male tutta la notte.
Ho passato la giornata a fingere di stare bene, cercando di tenermi occupata. Ma ogni volta che smettevo di agire e cominciavo a pensare, scoppiavo a piangere senza apparente motivo. Ho fatto piangendo tutto il percorso in auto tra casa mia e quella del mio ragazzo. Piangevo e pensavo a quanto mi piaceva il cibo, e a quanti mesi fossero passati dall'ultima pizza, a quanti anni fossero trascorsi dall'ultima patatina fritta, a quanto mi mancassero nutella merendine e pan di stelle, a quanto mi piacessero i biscotti. Non solo ora non posso mangiare tutta questa roba, ma non posso nemmero desiderarla, è come se non ne avessi davvero voglia. Eppure la vorrei così tanto... non so come spiegarvi la mia ambivalenza, scusate. Certe volte mi sento davvero una macchina.. mi piacerebbe poterlo sentire davvero quel senso di vuoto.. a volte vorrei essere ancora capace di lasciar perdere tutto e abbuffarmi veramente, e non di arance.
A volte vorrei che per sentirmi viva io non avessi bisogno di veder scorrere il sangue..
Buonanotte fanciulle.. domani è un altro giorno per tutte."

Questo l'avevo scritto qualche giorno fa, con molta fatica, dal cellulare, arrivata proprio alla fine mentre stavo per premere "pubblica" mi si è bloccato tutto e mi si è chiusa la pagina. Ho bestemmiato in 10 lingue diverse, e solo ora mi sono accorta che il post era stato salvato automaticamente come bozza! Blogger a volte mi piace tanto <3

Sono successe tante cose che varrebbe la pena raccontarvi, negli ultimi giorni, ma dal cellulare scrivere è un incubo.. farò un altro post a breve!
Buonanotte bellezze <3









giovedì 20 marzo 2014

Sognare per capire

Ciao ragazze! Ho continuato a pensare molto, in questo periodo, e mi sento pronta per un altro post riflessivo. Voglio anche raccontarvi qualche mio sogno, e l'interpretazione che io ne ho dato (e che la psicologa mi ha confermato, tutta contenta e dichiaratamente ottimista). La cosa interessante è che, come vi ho detto recentemente, io sogno un sacco, quasi tutte le notti, ricordo tutti i miei sogni al risveglio e spesso me li scrivo in un quaderno, ma fino a pochissimo tempo fa non ne capivo nessuno. Magari ricollegavo alcuni elementi del sogno a delle cose realmente successe nella mia vita, ma nulla di più. Invece da quando ho scritto l'ultimo post, da quando cioè mi sono aperta ad una prospettiva più ampia, da quando ho accettato l'idea di poter capire, di poter magari anche un po' cambiare, sono diventati d'un tratto più chiari. Ma non sono cambiati i sogni, perchè mi sono accorta, ricordandone alcuni passati, che sono molto simili a quelli che già facevo. E' cambiata la mia visione delle cose, ho acquisito più autoconsapevolezza e ho semplicemente accettato di capire le cose, invece di rifiutarle e basta. E così d'un tratto, mi è apparso tutto chiaro, evidente, lampante.

Sogno 1. L'ho fatto 2 giorni dopo aver scritto l'ultimo post, la notte tra martedì e mercoledì.
Sono con il mio ragazzo e mia madre in una grande stanza di una casa che siamo andati a vedere. Assomiglia molto al salone di casa mia, le finestre sono nello stesso punto, e in fondo nel panorama si vede un pezzetto di mare (il porto di Palermo). Ma se da casa mia in mezzo sono visibili anche palazzi, strade e quant'altro, nel sogno da quella finestra si vedono solo alberi, uno sull'altro, un intricatissimo bosco, tutto verde.
Mia madre non ne è per niente contenta, anzi ne è quasi terrorizzata. Dice che è come Scopello (abbiamo una villetta lì, ma a lei non è mai piaciuta, perchè non c'è niente, a parte l'erba e il mare, la fa sentire sola ed esclusa dal mondo). Il mio ragazzo ripete ciò che dice mia madre (anche se lui lì non c'è mai stato). Io rispondo che non è possibile che sia Scopello ciò che vediamo, semmai è Catania o Messina.
Si cambia scena, ci troviamo dentro il bosco. E' buio, siamo soli, cerchiamo qualcun altro con cui stare, con cui parlare. Vediamo un tizio che con la macchina si allontana da un piccolo edificio, ha un sacchetto sul sedile del passeggero. Capiamo che ha comprato le pizze e di sicuro le sta a portando a casa sua, dove ci saranno altre persone. Decidiamo di seguirlo, per trovare queste persone. Ma lui è in macchina e lo perdiamo di vista, ritrovandoci davanti a un piccolo sentiero diviso a metà da una piccola striscia d'erba, che si dirama tra le siepi e sotto gli alberi. Una specie di tunnel che porta in mezzo al bosco. Mia madre non vuole entrare, ha paura. Io continuo a ripetere, ma proprio all'infinito: "O ci sono i fantasmi o ci sono gli stupratori, ma i fantasmi non esistono, e dagli stupratori ci difende il cane", insieme a noi infatti c'è un setter (assomiglia a quello che aveva mia madre da ragazza). Continuo a ripetere sta frase, finchè non mi confondo, dicendo che sono gli stupratori a non esistere, poi mi correggo e la continuo a ripetere. Ci addentriamo nel bosco, solo io e il mio ragazzo, che poi diventa una non meglio identificata figura maschile. Oltre il sentiero c'è una radura, dove troviamo dei lupi mannari. Sono accorpati in piccoli branchi da tipo 4-5. Non ci attaccano, se stiamo lontani, ma se ci avviciniamo ci aggrediscono tutti quelli di un branco. Cominciamo a combatterli, a ucciderli. Il cane inizialmente non è molto bravo, ma poi prende la mano e ne uccide decine. Ogni volta che un lupo muore, lascia cadere a terra un libro numerato. A un certo punto troviamo un 30. Sconfiggiamo anche i lupi mannari "boss" che si trovano in delle piccole radure laterali. Arriviamo dall'ultimo, il boss finale. Lo trovo molto più mansueto di quanto me l'aspettassi. Non mi attacca, e io lo prendo a calci sul muso, pestandoglielo con gli stivali. Contro di lui sono sola col cane. Questo si frappone tra me e il lupo e prende sembianze umane, diventando una specie di cavaliere. Comincia a combattere col lupo, che si è alzato su due zampe. Il tizio mette il lupo alle strette, io da dietro lo incito a finirlo, a ucciderlo, ma il lupo comincia a parlare e il tizio si ferma. Il lupo gli fa ricordare qualcosa che è successo nel passato, gli rievoca una sorta di amore perduto (e qui il tizio si comporta come una femmina, e ricorda un uomo che ha amato e a cui è successo qualcosa) e quando il tizio-tizia abbassa la guardia, agitandosi e chiedendo ulteriori spiegazioni, il lupo ghigna e lo accoltella a un fianco. Io continuavo a urlargli di non distrarsi, di uccidere il lupo, senza essere ascoltata. A quel punto prendo un'arma e da dietro trafiggo al cuore con un unico colpo sia il cane-tizio-tizia che il lupo davanti a lui, uccidendoli entrambi.
La cosa strana è che mi ero svegliata a metà del sogno perchè era suonata la sveglia, ma l'ho spenta, mi sono riaddormentata e ho continuato il sogno dal punto in cui l'avevo interrotto, e mi sono svegliata spontaneamente quando il sogno è finito con quell'ultima scena. Era come se io dovessi proprio concludere questo sogno, come se fosse importante vederne anche la fine, nonostante io sia poi arrivata in ritardo ad un appuntamento.
All'inizio non ci ho capito molto, ero più interessata a smuovermi perchè mi ero svegliata con un'ora di ritardo. Ma durante la giornata ci ho riflettuto e mi sono venute in mente un sacco di cose, in maniera spontanea.
Interpretazione: Mia madre e il mio ragazzo non rappresentano delle figure reali, ovviamente. Il sogno l'ho fatto io, è frutto del mio inconscio, ed è ovvio che riguarda me. Loro erano simboli, che rappresentavano due parti di me, che a volte vanno d'accordo (entrambi pensano che il panorama sia Scopello), e che a volte sono in netto contrasto (mia madre ha paura e non entra nel bosco, il mio ragazzo invece viene con me). Io ero una sorta di figura super partes, non mi identificavo con nessuna delle due, era come se cercassi di unificarle, e stavo sempre in mezzo tra le due. Di fatto, io mi sento sempre sballottata, in precario equilibrio, tra la mia parte sana (il mio ragazzo) e quella malata (mia madre). Certo non è casuale che siano stati scelti proprio loro due, e non due miei amici o conoscenti. Loro rappresentano cose per me importanti, persone con cui ho rapporti intensi, intimi, personali, di amore e odio. Così come amo e odio le parti di me.
Pur abitando in una città di 1 milione di abitanti, tutt'altro che in periferia (anche se nemmeno in centro), mi sento sola, senza nessuno con cui parlare, con cui confidarmi, da cui ricevere affetto o almeno compagnia, come se fossi da sola in un bosco. E quei sentimenti che mia madre attribuisce a Scopello, appartengono a me, nei confronti del mondo. Gli opposti sono ovunque nel sogno come sono ovunque nella mia vita. Io sono un'eterna ambivalente, molto più che indecisa. Provo contemporaneamente sentimenti opposti per le persone, per le cose, per me stessa. Faccio una cosa, la rifiuto, la rinnego, la cancello, e poi la rifaccio. Ho quasi il bisogno fisico di contraddire gli altri, di allontanarmi da loro e dalla loro opinione, di prenderne le distanze, anche nelle cose più stupide. E lo faccio nella realtà, come nel sogno (contraddico mia madre e il mio ragazzo affermando che il panorama non solo non è di Scopello che è sull'autostrada Palermo-Trapani, ma è proprio opposto, come è opposta l'autostrada Palermo-Messina). E da brava ambivalente, contraddico gli altri e ne prendo le distanze così per partito preso, ma poi non voglio stare sola, cerco qualcun altro, in questo bosco di solitudine, e seguo il tizio con le pizze per trovare altre persone. Ma lui ha le pizze, io no, e non trovo le persone. Perchè per stare con la gente si deve accettare anche il cibo, non come elemento puramente fisico ma come oggetto relazionale. Il cibo crea relazione. Si pranza insieme, si cena insieme, si esce per un aperitivo, ci si vede per un caffè, si prende un gelato insieme. Senza pizza, senza cibo, non si può avere una relazione con l'altro, e infatti non trovo le persone, trovo lupi mannari, trovo mostri, cioè la mia rappresentazione degli altri. Vedo le persone come lupi mannari, divisi in branchi (gruppi, famiglie, comitive, ecc), che mi tengono a distanza, escludendomi dal gruppo, fanno branco contro di me. Ed io non so fare altro che aggredirli, che combatterli, che ucciderli. Uccido sistematicamente gli altri distruggendo le mie relazioni. Ogni emozione repressa, ogni relazione distrutta, mi lascia qualcosa di oggettivo, di concreto, di razionale, un libro appunto, qualcosa di misurabile, di pesabile, un numero.
In questo punto credo di essermi svegliata e quando mi sono riaddormentata ero già dal boss finale, dall'ultimo lupo mannaro. Il cane rappresenta la parte più istintiva, primordiale, la parte più emotiva di me. Si mette in mezzo tra me e il lupo perchè per relazionarsi con gli altri ci vogliono le emozioni. Ma io non sono capace di provarle e di gestirle e ciò che succede alla fine è la mia più grande paura. Mi sento diversa dagli altri, mi sento esclusa da loro e sono io stessa ad escludermi. Quando scopro il fianco, quando abbasso la guardia, quando mi emoziono, quando mi apro, quando smetto di combattere e aggredire gli altri... questi possono colpirmi. Possono manipolarmi, ingannarmi, ferirmi. E per evitare che ciò avvenga io uccido le mie emozioni e insieme ad esse anche le relazioni, uccido il tizio e il lupo insieme. Sacrifico la mia parte emotiva e rinuncio alle emozioni, alle relazioni e alle persone, restando da sola nel bosco, dopo aver fatto completamente piazza pulita. E tutto ciò che mi resta sono libri e numeri.
Da un lato ero contenta di aver interpretato questo sogno, era la prima volta dopo tanto tempo che riuscivo a dare a un senso a tutti gli elementi di un sogno, e a leggerne il significato d'insieme, e non dei singoli pezzi. Ma contemporaneamente, mi sono resa conto che era un sogno molto negativo. Il mio inconscio mi sta dando un forte avvertimento, mi sta dicendo che quello che faccio è sbagliato. Che faccio sempre tutte queste cose, e resterò sola, se continuo a sopprimere le emozioni e a distruggere i miei rapporti con gli altri. Eppure è l'unica cosa che so fare. So relazionarmi con gli altri solo con atteggiamenti aggressivi (uccidendo i lupi), e non riesco completamente a gestire le mie emozioni, perchè mi spaventano. Ho parlato di questo sogno con la psicologa, le ho dato tutte le mie interpretazioni, tra cui anche quella iniziale secondo cui questi lupi mannari erano i miei demoni interni, che io dovrei sconfiggere per superare il bosco di solitudine e trovare le persone, oltre la radura. Secondo lei entrambi i significati sono giusti, proprio per via della mia ambivalenza e della contemporanea esistenza degli opposti nella mia vita e nella mia mente. Lei era molto contenta che io finalmente elaborassi il mio materiale onirico, invece di sbatterglielo addosso e aspettare chissà quale illuminazione divina. Continuava a ripetere di essere ottimista, mentre io scoppiavo a piangere, consapevole del significato terribile di questo sogno. Avevo finalmente compreso quanto deleteri e autodistruttivi fossero i miei comportamenti e i miei modi di pensare e di agire. E non trovavo completamente la strada per modificarli. "Averne preso atto è già importante. Continui a pensarci. Ci vediamo giovedì prossimo". Abbiamo comunque concordato che il mio ragazzo al momento è una persona importante nella mia vita, ed è il mio punto di forza, la mia parte sana.

Sogno 2, fatto l'altroieri notte.
Sono a casa, guardo giù dalla finestra, il mio migliore amico si sbraccia dalla strada, dicendomi di scendere, di raggiungerlo. Avevamo un appuntamento e sono in ritardo. Gli dico di aspettarmi, e dopo un po' di tempo finalmente ci vado. Siamo davanti uno strano edificio, lì so che c'era il mio cane, insieme a tanti altri, ma adesso il locale è vuoto. Chiedo al mio amico dov'è Chucky, come se a prenderlo sarebbe dovuto essere lui. Ma lui ha preso uno yorkshire. Quello non è il mio cane. Una signora si avvicina e se lo prende, era suo. Comincio a chiamare Chucky, spaventata e in ansia. Dopo un po' lo vedo uscire da una specie di sottopassaggio, risale da una scala insieme a un altro cane randagio. E' spaventato, traumatizzato, nemmeno mi corre incontro.
Alla scena successiva sono a casa mia. La situazione in casa è molto migliorata, non so bene che fine abbia fatto Martin, ma non devo più tenere le porte chiuse e sono meno stressata. I miei genitori sono in cucina, sono pronte le pizze, la mia è con le verdure, e devo raggiungerli per cena. Sono nella mia stanza e cerco di prendere tempo, la pizza mi spaventa. Scrivo un sms al mio ragazzo, gli dico di vederci fra a mezz'ora in una villa in centro. Vado in cucina, ma non mi siedo a mangiare la pizza, mi metto a fare il tritato bollito per fare la pappa al cane. Mio padre riceve una telefonata, e dice frasi tipo "Quello bianco e nero? Si è nostro. Ah.. grazie." Gli chiedo che è successo. Mi dice che dev'essere rimasta la finestra che dà sul balcone aperta. E' stata mia madre. Gli chiedo dov'è Chucky. Mi risponde una frase tipo "Tra poco dovremmo sentirlo abbaiare" ma lui non abbaia. Gli chiedo di nuovo dov'è, sono angosciata, gli dico di dirmi che sta bene, che è tutto a posto. Finalmente capisco che è saltato giù dal balcone ed è stato trovato sul marciapiede. Gli chiedo come sta, se è vivo. Mi risponde "Beh sai dall'ottavo piano.." Capisco che è morto, scoppio a piangere, mi inginocchio a terra con la testa tra le mani e piango disperata per un sacco di tempo. Mio padre a un certo punto dice qualcosa e mia madre risponde "Mi sto godendo lo spettacolo", alludendo al fatto che mi guardava mentre piangevo. In tutto questo non so bene quando, leggevo la risposta del mio ragazzo "Io sono già qui". Io ero di nuovo in ritardo, non ero neanche pronta per uscire. E mentre piangevo a terra, una parte della mia mente era alla pentola sul fuoco, per evitare che si bruciasse.
Questo sogno è molto simile a quello della settimana scorsa. Il che significa che non è ancora cambiato niente, oppure il mio inconscio non continuerebbe a ripetermi sempre le stesse cose. Qui il mio cane (la mia parte istintiva ed emotiva) non lo uccidevo io, ma lo trascuravo completamente, addirittura me ne dimenticavo, come se lo abbandonassi. Lo costringevo a vivere come un randagio, nei sotterranei della città (le mie emozioni vivono nei sotterranei della mia mente, senza che io ne sia consapevole), e quando poi lo andavo a cercare non riuscivo a chiamarlo, a gestirlo, non mi riconosceva più, non eravamo più in simbiosi. (le mie emozioni mi sono ormai estranee e sconosciute.) La trascuratezza finiva per ucciderle (la morte del cane), così come uccido anche le relazioni, ritardando agli appuntamenti con gli amici, non presentandomi a quelli col mio fidanzato, disertando la cena coi miei genitori, non mangiando la pizza. Di nuovo la pizza, il cibo che più mi spaventa, e che anche nella realtà mi ha fatto allontanare dai miei amici, dato che non vado più a mangiare fuori con loro il sabato sera da mesi. Niente cibo, niente relazioni. Niente emozioni, niente relazioni. Niente emozioni e troppe cose razionali e oggettive. Anche mentre mi disperavo era come se non potessi abbandonarmi a quell'emozione, non riuscivo a disperarmi completamente, perchè avevo il pensiero al pentolino sul fuoco. Dovevo fare, dovevo agire, non potevo lasciarmi andare. Anche quando provo delle emozioni, non mi abbandono mai ad esse, neanche a quelle positive, ma tendo sempre a pensare, a fare, e quindi ad evitare le emozioni, a trascurarle, a ucciderle, e con esse le relazioni.
Anche qui mia madre rappresentava la parte malata di me, quella che gode nel vedermi soffrire. E di fatto questa parte esiste. Godo quando mi ferisco, godo quando digiuno, godo quando vomito, godo quando sputo, godo quando mi abbuffo, godo quando litigo con qualcuno, godo quando mi sento una merda, godo quando mi sento sola. Mi godo lo spettacolo, il film della mia vita che mi scorre davanti. Quindi esiste una parte di me che è autolesionista, ne esiste una che cerca in tutti i modi di emozionarsi, di abbandonarsi alle emozioni, ma è contrastata da quella che cerca di rifiutare le emozioni facendo qualcosa, come smettere di piangere e andare a guardare se la carne si brucia. Anche se questa potrebbe coincidere con la prima..
E anche qui, nonostante questo quadro inquietante, il mio ragazzo è la nota positiva. Lui c'è. Lo chiamo ed è già lì, anche se poi lo faccio aspettare, anche se non mi presento. Il ruolo del mio migliore amico non mi è troppo chiaro. E' un'altra figura importante, e anche con lui ho un po' un rapporto di amore e odio. Gli voglio un sacco di bene, ma ultimamente mi ha un po' delusa.. o meglio, io mi sono sentita delusa. Non mi ha cercata quanto avrei voluto, non ha risposto ai miei messaggi, pur essendo stato molto tempo a Palermo si è fatto vedere poco, ecc. Nel sogno era inaffidabile. Io delegavo a lui (inteso genericamente come le persone o più specificamente come i miei amici?) il compito e la responsabilità di prendersi cura e carico delle mie emozioni (il mio cane) e lui falliva nello scopo.. O meglio, ci provava, ma sbagliava cane, tra l'altro prendeva proprio il cane che avevo alcuni anni fa. Quindi lui cercava di fare qualcosa per me, mi veniva incontro, prendeva il cane, mi chiamava perchè io scendessi di casa, mi aspettava anche se ero in ritardo.. ma per me non era abbastanza, ciò che aveva fatto non era adeguato, non era ciò di cui avevo bisogno. Ed effettivamente i miei amici nella realtà cercando di venirmi incontro, ma "sbagliano" i modi. Nel senso che forse pretendono che io sia come ero prima, e si comportano ancora come si comportavano prima con me, tipo qualche anno fa (quando avevo uno yorkshire, cioè quando le mie emozioni, i miei istinti, le mie paure, i miei bisogni, i miei desideri, ecc, erano diversi). Ma tutto ciò, lo yorkshire, non è più adeguato alla mia situazione, e il mio amico non sa prendere Chucky, non sa gestire il mio nuovo mondo interiore. Nemmeno io ci riesco, perchè il cane non mi viene incontro, mi sta lontano.
Però al di là del fatto che è inaffidabile, che ha sbagliato, ecc, il senso è che i miei amici ci provano, ma forse sono io a non permettere loro di aiutarmi nel modo giusto.
Mi sta venendo in mente una parte che c'era all'inizio del sogno, ma che non ho compreso e la stavo dimenticando. Ci siamo io e il mio ragazzo, nella mia macchina, stiamo andando a casa mia. Guido io, è notte e superiamo una rotonda proprio vicino casa mia. Vedo delle ombre su un'aiuola, il mio ragazzo mi dice che sono delle persone che stanno abbandonando dei cani. Io voglio fermarmi, voglio tornare indietro a dirgliene quattro. Ma lui mi dice di lasciar perdere, e di andare avanti.
Se l'abbandono dei cani equivale all'abbandono delle mie emozioni e della parte più primitiva e spontanea di me, non capisco cosa significhi questo andare avanti.. Perchè il mio ragazzo, che finora si è rivelato come il punto di forza nei miei sogni, dovrebbe impedirmi di tornare indietro ed evitare questo abbandono?
Forse perchè tornare indietro è una regressione.. un po' come mia madre nel primo sogno non voleva che entrassimo nel bosco, voleva tornare indietro perchè aveva paura. In quello e in questo sogno il mio ragazzo mi spinge ad andare avanti.. cioè a fare un passo in avanti verso il cambiamento e la guarigione?
Non so, mi sembra un po' forzata questa interpretazione, però boh..
Questo giovedì avrei tanto voluto raccontare questo sogno alla mia psicologa, ma mi ha scritto un paio di giorni fa dicendomi che avremmo dovuto spostare il nostro appuntamento a giovedì prossimo, cioè al 27. Spero nel frattempo di non "tornare indietro".
Questa notte ho fatto un altro sogno, era molto confuso, ne ricordo pochissime scene. Ricordo perfettamente una macchina, la guidavo io ma credo fosse di mio fratello, e aveva una ruota completamente a terra, però riuscivo comunque a farla camminare un po', anche se con molta ansia. Dovevo parcheggiare da qualche parte, ma non ne ero capace.. Sbagliavo manovra, dovevo allargarmi, o spostarmi, non so.. Non ricordo altro. La macchina mi sembra un elemento di continuità col primo sogno. Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro.. Il tizio nel primo sogno aveva la macchina e aveva le pizze, perciò poteva raggiungere altre persone e stare con loro. Io non avevo nulla, mi perdevo nel bosco e trovavo i mostri. Nel secondo sogno avevo la pizza, ma non la sapevo gestire, ci pensavo, mi angosciavo, non la mangiavo, non avevo la macchina insomma. In questo sogno ho la macchina, anche se l'ho presa in prestito, ma non la so usare, non funziona bene, potrebbe fermarsi da un momento all'altro, non ho le pizze. Insomma per stare con le altre persone servono i contenuti (la pizza) e i modi/mezzi (la macchina).
Non so bene articolare queste metafore, non credo di averle davvero comprese, magari mi aiuterò col prossimo sogno..

Ho realizzato un'altra cosa, recentemente. Vi ho parlato della mia incapacità di provare emozioni, compreso il dolore, e anche il senso di vuoto. Non mi sento vuota, non mi sento sola, non mi sento triste. Ma so di essere triste, so di sentirmi sola, so di sentirmi vuota. Non so come spiegarlo bene.. me ne sono accorta oggi. Questo sentimento di vuoto io lo percepisco solo razionalmente, ma non lo vivo. So di sentirmi vuota, è una cosa di cui sono oggettivamente a conoscenza, ma non mi Sento vuota, nel senso che non vivo questo sentimento con le emozioni conseguenti. Di fatto, non esistono queste emozioni. A un certo punto della giornata io provo una sgradevole sensazione non meglio identificata e comincio a mangiare, una cosa dopo l'altra, senza soddisfazione. E' come se desiderassi abbuffarmi, senza riuscirci. Come se desiderassi mangiare fino a scoppiare, perchè non mi basta sentirmi sazia nè piena, voglio che mi manchi il respiro per quanto cibo ho ingurgitato, vorrei proprio essere pienissima, da non avere più spazio per nulla. E mi capita da tantissimo tempo. Ci sono questi momenti in cui sento il bisogno di abbuffarmi e riempirmi a dismisura, ma non ci riesco mai, e non capivo nemmeno perchè. C'è sempre qualcosa che mi frena. Mangio sì, magari anche tanto, tipo 4 banane una dietro l'altra, ma solo frutta ecco. Frutta, verdure, yoghurt, cose del genere. Non riesco ad abbuffarmi veramente, a mandare giù di tutto, a far fuori dolci o pane o chissà che, eppure lo vorrei fare disperatamente. Oggi pomeriggio ho avuto un altro di questi momenti. Cercavo le "sfinci di san giuseppe" da portare in ospedale a mio padre, così sono entrata in una pasticceria e ce n'erano a perdita d'occhio. Ma ho anche adocchiato delle simpatiche palline di cioccolato, di cui ho chiesto la composizione interna. "Tutto cioccolato", un po' come i dolci sacher, o le mascherine di carnevale, se li avete presenti. Insomma ho deciso di abbuffarmi, volevo proprio comprarne un sacco e mangiarli tutti. Volevo rimpinzarmi, volevo proprio divorare una quantità spropositata di roba. C'erano sotto anche i biscotti dessert, quelli con crema di pistacchio al centro. Così mentre il tipo dietro il bancone mi incartava i dolci alla ricotta, già pensavo a quanti biscotti prendere. 2 e 2? Di più? Almeno 4. Ma al momento di ordinarli ho chiesto solo due di quelle palline al cioccolato, niente biscotti. Sono tornata in macchina e ho scartato subito il mio pacchetto, cominciando a mangiare un dolcetto al cioccolato mentre guidavo verso la clinica dov'è ricoverato mio padre. Ci sono arrivata subito, mentre ancora mangiavo il pasticcino. Ma già era intervenuto quel blocco. Volevo abbuffarmi, ma non ci sono riuscita. Gli ultimi due bocconi del dolcetto li ho masticati e risputati in un fazzoletto e il secondo pasticcino l'ho lasciato in macchina, per poi darlo a mia madre a casa e vederglielo mangiare, senza provare alcun desiderio o invidia.
Finalmente oggi, dopo quest'ultimo episodio, ho capito perchè mi succede questa cosa, che tra l'altro mi capita molto spesso. Succede perchè in quei momenti mi sento vuota, e banalmente cerco di colmare il vuoto col cibo, rimpinzandomi fino a sentirmi completa. Ma questa sensazione di vuoto io non la Sento, non la percepisco, non la provo davvero. So di sentirmi vuota, ma non mi ci sento davvero. Mi dispiace davvero se non riuscite a capirlo, ma non so proprio spiegarlo meglio.. Non riesco a provare nessuna emozione, nemmeno il senso di vuoto.. E anche se non provo l'emozione, passo direttamente all'azione successiva, che è appunto l'abbuffata. Però, forse proprio perchè non attraverso il passaggio dell'emozione, non riesco a capire lo scopo di quel gesto e magari è per questo motivo che poi a un certo punto mi fermo. Vabbè mi fermo per così dire.. Perchè sono tornata a casa, un'ora dopo, e ho mangiato 3 banane, sempre in preda alla stessa sensazione. Volevo abbuffarmi, volevo mangiare, ho aperto frigorifero e stipetti, e alla fine ho optato per la frutta, per poi fermarmi. Ho portato fuori il cane per un'ora e al ritorno ho mangiato due arance e un piatto di verdure rimasto in frigo. Sono andata un'ora e mezza in palestra, ho bruciato 600 calorie sull'ellittica, sono tornata e ho cominciato a scrivere, per poi a mezzanotte interrompermi, andare in cucina e mangiare 15 mini gallette di mais (1 grammo e mezzo l'una) con ricotta, e poi sono tornata a scrivere.
Quest'ultima mini abbuffata non credo sia casuale, è scattata come meccanismo di difesa (Fare invece di Sentire), proprio mentre cercavo di aprirmi e provare qualche emozione qui. Ho lasciato una frase a metà, sono passata per la cucina e poi sono tornata, senza di fatto sentirmi più piena, più completa di prima. Quella sensazione strana e sgradevole (il senso di vuoto che però non riesco a provare) mi accompagna sempre, e non riesco mai a colmarlo (e grazie al cazzo, mica col cibo si tappa il vuoto emotivo). E' fame di emozioni, ma io quelle non le so proprio mangiare.
Mi sono resa conto anche di un'altra cosa. Io vado in palestra ogni giorno, di sera, e brucio almeno 500 calorie sull'ellittica, se riesco a monopolizzarla per più tempo ci resto anche di più. Razionalmente direi che è per non ingrassare, se non per dimagrire, dato che mangio troppo e troppo spesso durante la giornata. Ma mi sono anche resa conto che ci vado per soffrire. Il mio intendo principale per l'indomani mattina non è aver perso peso, perchè di fatto nemmeno mi peso. Non è essere più sgonfia, perchè nemmeno mi guardo allo specchio. Non è sentirmi meno in colpa, perchè non riesco a provare nemmeno quell'emozione ormai, e non la provo nemmeno ora che dopo questo pasto notturno sono semplicemente seduta sul letto. Vado in palestra e sto 40 minuti - un'ora sull'ellittica, cercando di andare sempre più veloce, ignoro i crampi alle gambe, faccio esercizi vari, aumentando sempre i pesi e le ripetizioni delle serie perchè l'indomani mattina voglio svegliarmi piena di dolori. Voglio le contratture, voglio farmi male, voglio sentire dolore fisico. Anche questa è una cosa che non provo davvero, ma che ho capito razionalmente di provare. Non amo farmi direttamente del male, tipo tagliandomi. Preferisco questi metodi più indiretti.. Fare palestra in maniera intensa, giocare pesantemente col cane in modo che mi riempia di graffi e lividi, ecc.

Capire tutte queste cose non mi fa piacere. Giovedì scorso la mia psicologa era allegra, soddisfatta e "ottimista". Io piangevo. E piangerei anche ora, se riuscissi a farlo. Magari posso riconoscere che è positivo capirmi di più.. Ma capire di essere un mostro senz'anima non può rendermi felice. Essermi resa conto di quanto tragica sia la mia situazione, non può farmi essere ottimista. Sì, ho capito il mio sogno. Sì, mi sono accorta di un paio di sensazioni che non riuscivo a cogliere emotivamente. Ma ciò che ho capito non è positivo. Aver capito che mangio troppo e troppo spesso perchè mi sento vuota e sola non rende meno drammatico il fatto che mi sento vuota e sola e che per questo motivo mi rimpinzo di cibo. Forse tutto sommato era meglio non saperlo... Non cambiava niente, perchè lo facevo lo stesso, ma almeno ne ignoravo la causa, non sapevo quando triste e inquietante fosse la mia situazione. Ora che lo so, che cosa dovrebbe cambiare? L'ho detto anche alla psicologa. Io mi sono solo accorta di come funziona la mia mente e di cosa sta succedendo nella mia vita, ma non ho la minima idea di cosa dovrei fare per cambiare qualcosa. So come vanno le cose, e so già che continueranno ad andare nello stesso modo, a prescindere dalle mie epifanie.
Lei mi ha detto di non partirci così da subito, che se metto le mani avanti è ovvio che andrà così e ha ripetuto che lei era ottimista, mentre io appunto non riuscivo a trattenere le lacrime.
Com'è che li piangi e qui dici che non ci riesci e non sai provare emozioni? Potreste pensarlo, così vi rispondo io. Non sono un robot. Il fatto che io neghi, reprima, cancelli e soffochi le emozioni, non vuol dire che queste in fondo in fondo non ci siano. La mia mente le prova, come quella di tutti gli esseri umani, ma una parte di me è come se mettesse un cuscino in mezzo, attutendole, in modo che queste non arrivino alla mia coscienza. Le provo senza accorgermi di provarle. Ma a volte sono così forti che il cuscino non basta, oppure lo spazzano via, o lo distruggono, e le emozioni mi attaccano, mi aggrediscono, si impongono con violenza e prepotenza alla mia consapevolezza. In quel momento ne prendo coscienza, non potrei fare altrimenti, ma non le percepisco come mie. Sento questa forte invasione improvvisa e incontrollata, che mi lascia spiazzata e mi fa andare nel panico. Scoppio a piangere, mi faccio del male, o quant'altro, perchè non ho altri modi per gestire quelle emozioni improvvise e fortissime. Non so trattenere il pianto, non so contenere la rabbia, non so impedirmi di tremare, ecc. Questo perchè alle emozioni non sono abituata, non ho imparato a gestirle e conoscerle, sennò non reagirei così e non ne sarei così vittima in quei momenti. E quando quel momento passa, il cuscino torna al suo posto e il "normale" andamento della mia mente viene ripristinato. E io non ho idea di come poter modificare questo meccanismo.

Per stasera basta, ho passato anche oggi 4 ore a scrivere (a parte il tempo trascorso in cucina) ed è il caso che io vada a dormire. Siete state carinissime a commentare l'altro post, non me l'aspettavo proprio. Temevo che nessuno, vista la lunghezza del post, si sarebbe preso la briga di leggerlo. Invece mi hanno piacevolmente colpita i vostri commenti. Sentitevi liberi di scrivermi qualsiasi cosa, anche critiche, domande o considerazioni. Mi fa sempre piacere. Buonanotte ragazze <3

lunedì 10 marzo 2014

Litigare per capire

Ciao ragazze! Spero che voi stiate bene, per me oggi è stata una giornata pesante.
Ho litigato furiosamente con mia madre, e non per il cibo. Ormai non gliene frega più niente di quello. Non mi dicono nulla, sia che mangio, sia che non mangio, sia che mangio solo frutta, sia che mangio solo yoghurt, sia che vado a letto senza cena. Proprio non potrebbe importargli di meno. Ed è questo che mi dà fastidio, ma in generale, su tutto, non gliene frega niente proprio di me.
L'altro giorno dovevamo andare in ospedale da mio padre. Le avevo detto che finivo in palestra alle 13, tornavo a casa e scendevamo insieme. Sono tornata quindi verso le 13:07, 13:10 massimo, e lei se n'era già andata. E manco da assai, mi ha detto mio fratello che era appena scesa, massimo 5 minuti prima. Ma che cavolo le cambiava aspettare 5 minuti in più? Tra l'altro nemmeno poteva avere fretta perchè doveva stare poco, no, è tornata a casa alle 14:30!
Quando è tornata le ho chiesto solo "mi spieghi?" e lei tutta risentita "che ti devo spiegare? tu non sei tornata e io sono andata da papà!" ma come non sono tornata? sapeva benissimo che uscivo dalla palestra alle 13, devo avere quei 5-10 minuti necessari per mettere i passi uno dietro l'altro e fare i 200 metri per tornare a casa? Dice addirittura di essermi venuta a cercare in palestra, di aver chiesto di me alla reception.. Ma che cavolo di senso ha? Giustamente le hanno detto che non c'ero, grazie al cazzo! Come d'accordo alle 13 me ne ero andata, bastava aspettarmi altri 2-3 minuti! Ma quello che mi ha dato più fastidio è che prima di uscire ha avuto l'accortezza di dire a mio fratello di mettere l'acqua sul fuoco per la pasta alle 13:45, così che quando tornava poteva cucinargli. E di me, direte voi? Se ne è fottuta. Non ha lasciato un foglietto, non mi ha chiamata al cellulare, non ha nemmeno lasciato detto a mio fratello di dirmi qualcosa. No, se ne è andata e basta. Come se io fossi un altro cane, uno è chiuso qui, uno sta chiuso lì, uno tra poco torna e se ne sta là.. Cioè boh.
E vabbè, ci sono rimasta male ma ho lasciato perdere.
Oggi è domenica, e la domenica ai pazienti danno mezza giornata di libera uscita, così mio padre è stato a casa, però doveva tornare in ospedale prima delle 21. Così alle 19 ho detto che scendevo col cane e ho chiesto a che ora dovessi tornare, mi hanno detto alle 20, così avremmo cenato e lui poi sarebbe andato via con mio fratello. Io alle 20 puntuale torno a casa, lui era in cucina, mia madre e mio fratello si facevano i fatti loro. Allora chiamo "A tavola!" mentre comincio a mettere la tovaglia e a prendere a mio padre ciò che gli serviva. Arriva mio fratello e comincia ad apparecchiare. Di mia madre alle 20:15 nessuna traccia. Allora chiamo "Mamma!" e lei arriva tutta scocciata dicendomi "Vedi di finirla, non sono tua figlia!" E' così offensivo chiamare mia madre "mamma"? Nemmeno avessi urlato "Muoviti il culo!"
Anche mio padre mi ha apostrofata con rimprovero, dicendomi tipo che motivo c'era, ma chi ti ci porta.. Ma dite vero? E' così grave aver chiamato mia madre a tavola, dato che aspettavamo tutti lei e mio padre aveva fretta di mangiare perchè poi doveva scendere? E così abbiamo cominciato a pizzicarci. Ho di nuovo lasciato perdere, loro hanno mangiato e io solo per non fare casino ed evitare di andarmene mi sono mangiata 3 arance. 
Dopo cena non ho capito per quale motivo mia madre ha ripreso il discorso, ha cominciato a dirmi che aveva dovuto lavare tutta la casa perchè era successo un casino che non sto a spiegarvi, che aveva litigato con mio padre di pomeriggio perchè lui si lamentava senza motivo per ogni cosa, ecc. Allora le ho detto "Ecco perchè eravate così acidi stasera." e mi ha risposto che non erano affatto acidi, che erano tranquillissimi, che ero stata io a fare casino. Ma come? Chiamandola? Era un insulto?
Dice che non era la parola, ma il mio tono, che sto sempre a rimproverarla, a "cazziarla". Che è un mese che ormai nemmeno mi risponde più, come l'altra volta che me l'ero presa perchè era andata da sola da mio padre. Dato che ha ripreso il discorso le ho ribadito che infatti era assurdo che se ne fosse andata da sola, quando avevamo un appuntamento e dovevamo farlo insieme. E si è messa a dirmi che io rinfaccio le cose, che sono polemica, che i discorsi per me non finiscono mai, che invece lei dice una cosa e basta, senza più tornarci... ma se il discorso l'ha uscito lei?!
Non ci ho visto più, ero troppo arrabbiata. Anche perchè continuava a ribaltare la frittata. Prima diceva una cosa per un motivo, poi invece diceva di averla detta per un altro motivo, e continuava ad arrampicarsi sugli specchi. Prima ha detto che quella volta non mi ha nemmeno risposto e mi ha lasciata parlare, e poi ha detto che non aveva detto niente perchè io avevo ragione. Allora che cazzo c'entra che lo prende come esempio per dire che sono intrattabile, se ammette che avevo ragione?! Tanto più che nè quella volta nè questa io avevo detto niente! Fa tutto lei, si incazza, mi rimprovera e dice che sono io a rimproverare lei e che le dico le cose 100 volte. Dice che anche stasera l'ho chiamata 100 volte e continuavo a chiamarla ininterrottamente! Ma se a parte il "A tavola" con cui ho chiamato tutti, principalmente mio fratello perchè apparecchiare è compito suo, poi solo una volta ho chiamato lei, dove sono 'ste 100 volte? E anche quella volta, che avevo ben motivo di lamentarmi e rimproverarla le ho solo detto "ma mi spieghi?" e anche lì ha fatto tutto lei, si è incazzata pure perchè volevo spiegato che fine avesse fatto, perchè a testa sua ero io che non ero tornata!
Ma quando lei tutte le volte mi fa aspettare 20 minuti, io me ne vado? No, io la aspetto, pure che poi borbotto perchè ho dovuto aspettare!
Ho cercato di farle capire il mio punto di vista, che non mi sento considerata, che per loro io non conto niente, che un impegno preso con me per loro non è un impegno, è una fesseria e non conta niente. Per me invece un impegno preso con la famiglia è importante, perchè metto questi impegni al primo posto. Per me essere a casa alle 8 per la cena con mio padre è più importante che camminare mezz'ora in più col cane e bruciare calorie. E' più importante che stare in giro col mio ragazzo tornato da pochi giorni dopo 4 mesi. E' più importante del farmi i cazzi miei nella mia stanza al pc. Per loro invece no, come non è importante fare qualsiasi cosa con me, un impegno con me non conta nulla. E' questa la verità, io non mi sento considerata. 
Ed è una cosa che penso da tanto tempo ormai. I tempi di mio fratello vanno sempre rispettati. Aspettiamo che torni lui per mangiare. Mangiamo prima se poi lui deve uscire. Di me invece non gliene frega niente. Io chiedo sempre fino a che ora posso stare fuori, per potermi organizzare e non mancare agli appuntamenti familiari. Ma poi loro 'sti orari non li rispettano mai. Torno a casa e li trovo che già hanno finito di mangiare, fregandosene che io non ci fossi. Oppure torno all'orario stabilito e poi mi fanno aspettare mezz'ora o un'ora, fregandosene che ho mollato i miei impegni per essere lì a quell'ora. E se una volta ritardo un minuto, ma veramente uno, non mi aspettano, se ne vanno, mandano all'aria tutto.
Ho cercato di dirle queste cose, ho cercato di farle capire che ci rimango male, che non mi sento presa in considerazione, che per loro io non sono importante. E mia madre non capiva, non capiva niente. Mi diceva "va bene hai ragione, ti dico che hai ragione ok?" Ma che me ne frega di avere ragione? "Pensi che ora io sia felice?" le ho chiesto. E mi ha risposto "E allora che devo fare? Che vuoi che faccia?" Le ho detto quello che la psicologa dice sempre a me. Le ho detto di cercare di capire le persone, invece di fare le cose.
Di questa cosa la psicologa mi accusa sempre. Io non esprimo, non parlo, non comunico, io faccio. Faccio tante cose, tutte per gli altri, per me non faccio niente. Con le azioni cerco di dimostrare le emozioni che invece sistematicamente sopprimo. Ed è una cosa che mi sono accorta che ho imparato da mia madre. Fa così anche lei. Per lei è tutto sul piano dell'azione. Per dimostrare qualcosa a qualcuno bisogna agire, bisogna fare. Lei si sente una brava donna, madre e moglie se lava i piatti, fa il bucato, piega i calzini e lava a terra. E sentiste come se ne vanta. "Sono stanchissima, oggi ho fatto questo, quello e quell'altro! Ah se non ci fossi io..!" 
E' da lei che ho imparato a Fare, invece che a comunicare, a esprimere. Io per dimostrare l'affetto, l'interesse, la presenza, non lo dico, non lo esprimo, io Faccio. Faccio la spesa, porto fuori i cani, sistemo la casa, do' una mano, sbrigo commissioni, mi offro di fare qualcosa.. 
Come mia madre anche io, quando sono nervosa o triste, faccio qualcosa. Metto in ordine, lavo i piatti, sistemo. Non posso stare ferma, specialmente se la persona con cui sto litigando è ancora lì davanti a me. Ogni volta che cominciamo a discutere, lei si mette a rassettare. Ed è una cosa che facevo anche io, e che poi col tempo ho riversato sul cibo. Se sono depressa, triste, nervosa, mangio compulsivamente. Come invece prima rassettavo tutto. Ero capace anche di stare due ore per esempio a levare tutti i pelucchi da un maglione. Oppure prendevo un calzino con dei disegnini o decorazioni, lo mettevo al rovescio, con tutti i fili quindi sporgenti e li tiravo via uno a uno, facendolo diventare unicolor, quando non tiravo troppo forte e si creava il buco. Ma continuavo comunque, anche per ore, anche se poi alla fine buttavo quei calzini. Sfogavo lo stress facendo qualcosa. 
Il piano dell'azione purtroppo procede rispetto a quello dell'emozione come una retta parallela. Non si incontrano, non possono incontrarsi. La psicologa me lo dice sempre. Agisco troppo e penso, comunico ed esprimo poco e niente. Continuo a spogliare ogni cosa dell'aspetto emotivo. E' diventato tutto razionale, tutto oggettivo, tutto matematico. Anche per quanto riguarda il peso ormai è così. Mi peso solo per il gusto di pesarmi fine a se stesso, solo per abitudine, più che altro per curiosità, per studiare gli effetti di particolari variabili (quanto ho mangiato, a che ora ho fatto l'ultimo pasto, quanto ho bevuto, sono o non sono andata di corpo) sulle oscillazioni del peso. E' diventata quasi una scienza per me. Prima mi angosciavo, mi disperavo e piangevo se prendevo peso. Ero contenta, felice, esaltata e mi sentivo potente se lo perdevo. Ora no, non me ne frega quasi niente. E' più un interesse razionale, ho tolto l'aspetto emozionale anche da quest'ultima cosa. 
E oggi litigando con mia madre mi sono accorta che lo faccio "per colpa" sua. Faccio come fa lei. "Razionalizza" mi dice fin da quando ero piccola. Quando ero ragazzina dice che ero piena di tic nervosi, tremavo tutta, battevo gli occhi, storcevo la bocca, "ero un mostro". Io sinceramente non me lo ricordo. Lei dice di avermi curata, di avermi guarita, parlandomi o chissà come. Sostiene infatti quanto siano inutili e ciarlatani gli psicologi, e come non servono a niente, se si ha una brava madre. 
Ma la mia brava madre non si è resa conto che tutti i complessi che ho, li ho anche a causa sua. Che sia stata una brava mamma non lo voglio mettere in dubbio. Ma nessuno è perfetto e sono sempre più convinta che TUTTI abbiamo dei complessi e dei traumi a casa dei nostri genitori. Tutti, nessuno escluso. 
Il punto è che mi ha abituata a fare così, me l'ha insegnato lei. Ogni volta che ero arrabbiata, nervosa e triste per qualcosa, la dovevo razionalizzare, non dovevo farmi prendere dalle emozioni. E l'ho imparato a fare. Come? Sopprimendo le emozioni, portando tutto a un piano razionale, oggettivo, scientifico. 
Ma noi non siamo creature razionali... non è vero per niente. Non è vero che cogito, ergo sum. Non è il pensiero a renderci vivi, a farci esistere, a darci dignità di essere umano. Sono le emozioni. Non è ciò che pensiamo o che facciamo ad essere importante, è ciò che intuiamo, ciò che percepiamo, ciò che proviamo o sentiamo. Ci teniamo così tanto a negare le nostre somiglianze con gli animali, ci fa quasi schifo l'idea di essere come loro, l'idea che l'uomo stesso è un animale. I creazionisti da questa idea sono così disgustati da essere veramente fermamente convinti che l'uomo è una creatura a sè, creata direttamente da Dio, che con le pelose e sudice scimmie non ha proprio niente a che fare. Le persone pensano, pensano troppo. Fanno troppo affidamento sulla razionalizzazione, cercano di ricondurre ogni cosa alla ragione, di prendere tutto con le pinze, con distanza, di guardare tutto con occhio critico e cipiglio scientifico.
"Emozionatevi" vi dico invece io. Razionalizzare fa schifo. Fa schifo non provare emozioni. Fa schifo non riuscire nemmeno a piangere, non riuscire a sopportare il dolore, non riuscire ad essere felici.
Sapete com'è finita la litigata? E' finita con me appunto che le dicevo "Cerca di capire le persone, invece di fare le cose", con me che me ne andavo, con me che entravo in cucina, guardavo il frigorifero, scoppiavo a piangere, infilavo la mano nel centrotavola, tiravo fuori un pezzo di plastica, mi alzavo la manica del maglione e cominciavo a graffiarmi furiosamente la pelle, strisciando quel pezzo di non so che avanti e indietro, con forza, dal polso al gomito, nella parte interna ed esterna del braccio. E adesso mi ritrovo una bella serie di tagli, graffi e segni rossi, più o meno sanguinanti.
Non riuscire a sopportare le emozioni fa schifo. Razionalizzando ci disabituiamo alle emozioni, non le conosciamo più, non riusciamo a riconoscerle, nè a gestirle. Ed è quello il problema. Si può razionalizzare quanto si vuole, si possono gestire, controllare e manipolare le relazioni quanto si vuole, col pensiero, con le azioni, ma le emozioni non si potranno mai eliminare del tutto. Ci saranno sempre, si formeranno sempre e spunteranno prepotentemente fuori alla prima occasione. E in quel momento non saremo in grado di gestirle. 
Ho imparato tante cose su me stessa negli ultimi mesi. E non mi abbuffo più. Ma non è meglio, non è un successo, non è cambiato proprio niente. Cambiano solo le cose che faccio, ma le faccio lo stesso. Non vomito, ma sputo. Non mi abbuffo, ma mi taglio. E' sempre un modo per non affrontare le emozioni, è sempre un fare qualcosa, invece di sentire, di provare, di emozionarsi. 
Le emozioni mi investono, mi attraversano, ma non le riconosco come mie. Mi danno fastidio. Mi irritano, mi sconvolgono, mi lasciano spiazzata, perchè non le so gestire.
Mi arrabbio molto facilmente ultimamente, ho dei veri e propri scatti d'ira, me la prendo per minchiate. Ma razionalizzo, e so che non posso sfogare questa rabbia verso gli altri. La incanalo verso me stessa, o a volte verso il mio cane. E' bruttissimo da dire, me ne rendo conto, e mi vergogno io stessa. Ma mi capita di urlargli contro, di perdere la pazienza, di insultarlo o di dargli una brusca strattonata, se fa qualcosa come passarmi continuamente davanti e dietro, costringendomi a rallentare il passo o a passarmi il guinzaglio da una mano all'altra, oppure se perde tempo annusando con insistenza un punto, o viceversa se cammina a testa alta fregandosene di fare pipì, quando l'ho portato fuori proprio per fargli fare i bisogni. Dopo un po' mi sento in colpa, mi rendo conto che sono esagerata, che lui non aveva colpa. Mi chiedo "ma da quanto tempo è che non lo accarezzo?" e mi rendo conto che di tempo ne è passato assai, perchè ce l'avevo con lui perchè non voleva camminare o perchè andava troppo veloce. (Ora non pensate che io sia una sadica che lo massacra di botte per 'ste minchiate, mi sto semplicemente facendo un esame di coscienza e mi rendo conto che gli tengo il muso, o che gli dico "sei un cane cretino!" senza motivo, ma cose del genere, mica gli faccio del male. Se lui mi capisse, ci resterebbe male, ma per fortuna non sa che lo insulto, dopotutto è un cane xD)
Oppure, dicevo, più spesso ancora me la prendo con me stessa. Incanalo questi attacchi di rabbia contro il mio corpo. Provo piacere nel farmi male "per sbaglio". Tipo se sbatto contro la porta mi dico "buono, te lo meriti, perchè sei cretina! così impari a stare più attenta!", mi fa piacere se mi trovo addosso dei lividi, anche se nemmeno mi ricordo come me li sono fatta. Quando mi innervosisco assai, anche per fesserie, per esempio perchè il cellulare non funziona, o non mi si connette a internet il pc, o non trovo una cosa in casa, mi sento proprio ribollire, come se potesse uscirmi il fumo dalle orecchie, e trovo sollievo dandomi tipo dei pizzicotti, o graffiandomi. Stasera ero così.. come dire.. disperata? Non so nemmeno che emozione io stessi provando, perchè appunto non è che le provo, mi passano addosso, mi investono, ma io non mi ci identifico. Sento che c'è della rabbia in me, ma non mi percepisco arrabbiata. A un certo punto l'ira mi salta addosso e mi spinge a fare qualcosa, ma non sono veramente io a provare quell'emozione. E stasera era così forte che mi sono dovuta ferire veramente.
Prima non capisco perchè alcune di voi si tagliassero, lo trovavo perfino stupido. Mi dicevo che era assurdo, che il sangue mi fa schifo, che odio le cicatrici, che ho paura che mi venga il tetano, che non avrei mai potuto farlo. E invece adesso vi capisco. E' vero che se non si è dentro certe cose non le si possono capire.
E dato che le capisco, ora (razionalizzando, cazzo!) capisco anche perchè le faccio. Le faccio per non provare emozioni, e credo che per tutte sia la stessa cosa. L'emozione ci assale, non la sappiamo gestire, e cerchiamo di sfogarla con un'azione autodistruttiva. E' un meccanismo di difesa della nostra mente, è ciò che ci salva dalla pazzia. Se non ci facessimo del male, potremmo fare del male a qualcuno. Come quei pazzi che imbracciano un fucile o un macete e massacrano la folla. Il principio è lo stesso. Pensare troppo, sopprimere le emozioni, fare invece che esprimere, è dannoso e controproducente.
Il problema è che io l'ho capito. Cioè pensato, cioè razionalizzato, e l'ho scritto qui, cioè ho agito. Perciò sono ancora lì, sono sempre sul piano dell'azione. Però questo è un passo avanti. Averlo scritto nero su bianco è già qualcosa. Averlo ammesso apertamente è già un modo per esprimermi. E magari quello che ho scritto (sempre che qualcuno si prenda la briga di leggere tutto sto papello di roba pseudo filosofica) può essere utile a qualcuna.
"Emozionatevi". Vi vorrei dire solo questo. (Predica bene e razzola male!)
Ci proverò anche io. Cercherò di vivere davvero le emozioni, di lasciarmi trasportare, di abbandonarmi, e non di esserne investita, succube, e di agire fuori controllo. 
Anche di questo mi accusa sempre la mia psicologa, per esempio per quanto riguarda i sogni. Io sogni tantissimo, quasi ogni notte. E per lei è una cosa positiva, qualora io coi miei sogni ci facessi qualcosa. Io cerco di interpretarli, sì, ma pensando. Collegandoli a fatti veri, o immaginando significati razionali, creando storie, paragoni, osservando dettagli simili ad altri sogni. Io non mi abbandono al sogno, all'emozione che mi trasmette. Lo razionalizzo, non lo vivo. E' come se non fosse mio, come se interpretassi quello di qualcun altro (pratica in cui tra l'altro sono bravina), ma i miei sogni per me sono un libro chiuso. Ovvio. I sogni sono emozioni pure, sono contenuti fatti di istinti, intuizioni, desideri, sogni, speranze, paure, sentimenti, angosce, fantasia. E io tutte queste cose non le conosco più, le ho eliminate tutte, passo dopo passo, tassello dopo tassello, e non so gestire niente di tutto ciò.
Non so essere triste, non so avere paura, non riesco ad essere angosciata, non so contenere la rabbia. Ma non so nemmeno essere felice. Non so provare piacere. Quando faccio l'amore col mio ragazzo, io non riesco a provare piacere. Non parlo di raggiungere l'orgasmo, non è quello il punto. A me proprio non arriva niente, nessuna sensazione, in nessun momento dell'amplesso. O meglio.. La prima volta che l'abbiamo fatto è stato strano. Mi piaceva e contemporaneamente non riuscivo a sopportare che mi piacesse. Non ci ero abituata, non avevo mai provato niente di simile, non sapevo gestire quella gioia, quel godimento, chiamatelo come volete. Ricordo proprio quella sensazione disarmante, quegli interminabili momenti in cui mi piaceva davvero e contemporaneamente desideravo con tutto il cuore che finisse, che lui la smettesse. Era come se mi stesse facendo violenza, obbligandomi a godere. Quel piacere io non lo sopportavo, non sapevo materialmente come gestirlo, come sopportarlo. Era così forte, così prepotente da attanagliarmi il petto, non riuscivo proprio a tenerlo dentro nè ad esprimerlo. E di fatto, la mia razionalizzazione è riuscita ad eliminare il problema. Tranquilla, non sai gestire il piacere? Nessun piacere. Lo faccio per farlo, per fare contento lui, lo faccio per dimostrargli che lo amo (Fare per esprimere, invece di esprimere per esprimere). Ma non mi piace. E per la psicologa è un tassello ovvio del puzzle. Ho levato tutte le emozioni dalla mia vita, sia positive che negative. Perchè non sono capace di gestirle, e sopprimendole, elimino il problema alla radice. Non riesco nemmeno a provare tristezza.
Sembro una persona orribile, ma dopo tutto quello che ho scritto tanto vale dire anche questo.
Mio padre è in ospedale da più di un mese. Io non sono triste. Non ne sento la mancanza. Vado a trovarlo perchè è giusto farlo, perchè lui se lo aspetta, lo faccio per lui, per renderlo felice, per dimostrargli che gli voglio bene (idem come prima). Ma non mi fa piacere vederlo. A casa non sento la sua mancanza. Come non sentivo la mancanza del mio ragazzo. 
Due settimane fa il mio primo fidanzatino di quando avevo 14 anni si è suicidato, impiccandosi a casa sua. Io sono rimasta sconvolta, non me l'aspettavo proprio. Non parlavamo da un po', ma non è che fossimo in cattivi rapporti. Anzi, i nostri ultimi messaggi scambiati su fb nel giugno del 2012 erano "ti voglio bene, ci sentiamo, un bacio". Ma non mi sono rattristata, non ho pianto, non sono andata al funerale.
Non riesco ad essere triste. Non riesco a provare emozioni. E vi giuro che fa schifo....
Non stare male da un lato è positivo, per ovvi motivi. Non provare dolore dovrebbe essere bello, ma come dice la mia psicologa, eliminando il dolore e la tristezza si eliminano necessariamente anche le emozioni positive. Perchè se si è felici ci si offre alla possibilità che la felicità finisca e subentri la tristezza. Se si è tristi ci si permette di modificare questo stato di tristezza e di essere più o meno tristi e quindi anche potenzialmente felici. Eliminando tutto, non si corrono rischi. Niente tristezza, niente gioia, niente dolore, niente emozioni.
Ma vi giuro che fa schifo. Fa schifo davvero. Anche perchè prima o poi un'emozione arriva sempre, solo che non è riconoscibile, e solitamente è sotto forma estrema, come ira o euforia momentanea. Solo che non è gestibile, e fa commettere azioni estreme. Odio non riuscire a provare un'emozione. Odio non riuscire più a farmi un sano pianto liberatorio. Odio non provare piacere quando faccio l'amore col mio ragazzo. Odio non capire nessuno dei miei sogni, eppure li sento forti, prepotenti, intensi. Vorrebbero comunicarmi qualcosa, me la gridano quasi, ma mi parlano in un'altra lingua. Loro stanno sul piano delle emozioni, io sto perennemente sul piano delle azioni. E odio aver bisogno di provare fisicamente dolore per accettare quello emotivo. Se mi faccio del male, scarico la scossa emotiva che mi invade in certi momenti, e il mio corpo assorbe con piacere il dolore che la mente non sa sopportare. 
Di fatto, mi sono resa conto, che la cosa va avanti da moltissimi anni, ma sempre in forme diverse. Il succo è lo stesso, io Faccio. Cambiano solo le azioni. Quando ero bambina toglievo i pelucchi dai vestiti e i fili colorati dai calzini. Quando ero ragazzina sistemavo la casa, lavavo i piatti e facevo il cambio dell'armadio, anche in piena notte (cosa che a volte faccio ancora, come proprio stanotte). Poi ho cominciato a riversare tutto sul cibo, abbuffandomi, massacrandomi di sport e vomitando. Adesso ho cominciato a farmi del male, a tagliarmi la pelle. Ricordo infatti che in uno dei primissimi incontri con la psicologa le ho detto "Se mi avessero detto due anni fa che un giorno avrei pesato il cibo, contato le calorie, digiunato e vomitato, non ci avrei mai mai mai creduto. Amavo follemente il cibo. Avrei creduto più facilmente che sarei diventata un'autolesionista, ed è tutto dire, perchè odio il sangue e sono ipocondriaca, penserei di essermi procurata chissà quale malattia alla prima fuoriuscita di sangue." e lei mi aveva risposto "Che cambia? Digiunare o vomitare è così diverso dal farsi male fisicamente?" A quel tempo non le risposi, non sapevo cosa dirle, forse pensavo che sì, fossero cose diverse, ma ora mi rendo conto che sono la stessa identica cosa. E' un modo come un altro per Fare qualcosa al posto di provare un'emozione. Digiunare mi fa sentire lo stomaco vuoto, lo fa brontolare, accartocciare, fa girare la testa. Vedere il sangue mi permette di dire "ok, allora questa è sofferenza, è dolore, è tristezza, è rabbia." Mi fa dare un nome a quella scarica emotiva incontrollabile e ingestibile. Me la fa razionalizzare, perchè la trasforma in un oggetto, in qualcosa di solido, di concreto, di controllabile, di gestibile, di sopportabile.  So cosa devo fare quando sanguino. Metto l'alcol, tampono col cotone, e nel frattempo mi godo un'altra dose di dolore per via del bruciore dell'alcol. Invece non so cosa fare quando sono triste. Perchè materialmente non si deve Fare, non si può reagire a un'emozione con un'azione. Si dovrebbe esprimere, comunicare, affrontare l'emozione, viversela. Il problema nasce proprio dal pensiero che si debba fare qualcosa. "Che cosa vuoi che faccia? Che cosa devo fare?" è la domanda più brutta del mondo. Dovremmo fare di meno e provare, percepire, emozionarci di più. Non si può rispondere a un'emozione con un'azione. E' per questo che ci abbuffiamo, che ci feriamo, che ci tagliamo, che vomitiamo, che ci torturiamo, per trasformare la sofferenza emotiva che non sappiamo vivere e percepire in sofferenza fisica, tangibile, per portare il dolore dal piano dell'emozione a quello dell'azione, a noi più congeniale. 
Sono delle cose che ho capito in tempi recentissimi, alcune le ho colte e realizzate proprio mentre scrivevo, per questo ci sono molte ripetizioni e puntualizzo più volte lo stesso concetto. Non so se pubblicherò questo post, mi sembra veramente molto ingarbugliato, speculativo e fin troppo personale. Però chissà, magari può essere utile a qualcuno, magari qualcuno che si chiede "perchè lo faccio? perchè non riesco a smettere di farlo?" potrebbe capirne di più.
Di fatto, l'unico modo per smettere di Fare, è imparare a Sentire, a emozionarsi, appunto. Non dovremmo eliminare, sopprimere e negare le emozioni, sia quelle positive che negative. Dovremmo viverle tutte, a pieno, e con trasporto. Dovremmo esprimerle, con noi stesse e con gli altri. Solo così ci libereremo dalla schiavitù delle azioni. I rituali di azione (fare la spesa-abbuffarsi-vomitare/fare sport, tagliarsi-lavarsi-disinfettarsi, ecc) sono fini a se stessi, non servono a niente, danno solo un benessere momentaneo e illusorio perchè hanno l'unico scopo di trasformare la sofferenza emotiva in fisica e renderla quindi familiare e gestibile. Ma hanno un grosso effetto collaterale, quello di stabilizzarsi, come meccanismi automatici di risposta agli stimoli, come dei riflessi. Un po' come il cane sa che se ti dà la zampa avrà un biscotto, o viceversa se fa pipì a casa prenderà una bastonata (ecco perchè siamo così simili agli animali), anche la nostra mente a lungo andare capirà il nesso causale, capirà il collegamento. Evento esterno (litigio, problema, situazione stressante) -> sofferenza/dolore/tristezza -> rituale per spostarsi dal piano dell'emozione a quello dell'azione. Ma una volta instaurato e ritualizzato il meccanismo, si perderà il passaggio intermedio. Si passerà direttamente dall'evento esterno all'evento privato. Non vi è mai capitato? Io me ne sono resa conto un po' di tempo fa, l'ho detto anche alla psicologa, che mi ha confermato questo pensiero che vi ho ora qui esposto. Le ho detto che prima succedeva qualcosa, per esempio litigavo con qualcuno, e mi sentivo triste, depressa, delusa, frustrata, e mi sfogavo abbuffandomi. Colmavo il vuoto col cibo. Sentivo quel vuoto dentro di me, lo percepivo, e cercavo di tapparlo, ingurgitando la qualunque. Ogni scusa era buona per aprire il frigo, il cibo era la risposta ad ogni emozione negativa, ma poi, pian piano, il cibo è diventato non la risposta a una domanda, ma un'affermazione fine a se stessa. Mi ritrovavo certe volte ad abbuffarmi senza neanche averne capito il motivo, senza aver provato nessun tipo di emozione, semplicemente in seguito a un qualsiasi evento, che io non reputavo nemmeno chissà quanto doloroso. La mia mente aveva capito che poteva difendersi dall'emozione negativa. Aveva capito che la risposta, cioè il rituale fisico, poteva essere introdotto immediatamente dopo l'evento stressante, eliminando il passaggio intermedio. E di fatto, ho continuato ad abbuffarmi, vomitare, sputare e ammazzarmi di sport, ma senza più provare emozioni, senza più avvertire quel vuoto, senza percepirlo. E' diventato un meccanismo azione-azione. L'abbuffata (l'azione) non era più la risposta all'emozione, finalizzata quindi a ridurla, a trasformarla, ad eliminarla. L'abbuffata da curativa era diventata preventiva. L'abbuffata non serviva più a colmare il vuoto fastidioso e pressante nel petto, serviva proprio a non provarlo. E' così che, credo, ho smesso di provare emozioni. E' diventato TUTTO un'azione, un susseguirsi di azioni fini a se stesse, cicliche e ripetute, e non c'era più spazio per le emozioni, da nessuna parte. 
E se da un lato c'è di buono che non si sta più male, perchè la tristezza e il vuoto non vengono più avvertiti, d'altra parte si perde la possibilità di sentirli, così come di sentire qualsiasi altra emozione, ci si disabitua appunto. Inoltre si perde il contatto con se stessi, perchè le cose perdono significato. "Perchè mi sono abbuffata?" mi sono posta questa domanda per un sacco di tempo, senza mai capirlo. Credo di aver realizzato questa cosa proprio stasera, in queste 4 ore che ho passato scrivendo. L'ho detto più volte alla psicologa, nei nostri ultimi incontri, che sento di aver perso il contatto con me stessa, di non percepirmi più, di sentirmi come più persone insieme, una indipendente dall'altra. Ve ne ho parlato anche qualche post fa, della mia sensazione di una me che osserva e l'altra me che fa le cose, del vedere la mia vita che scorre come un film e di perderne a volte alcuni pezzi.
Credo di aver trovato quel pezzo mancante, avevo perso le emozioni! Ecco perchè non capivo più cosa stesse succedendo. Era una sensazione orribile, ve lo giuro. Facevo delle cose ma non capivo proprio perchè, era come se le facessi in automatico. Mi svegliavo la mattina e cominciavo a mangiare, poi mi rendevo conto di aver mangiato troppo e continuavo a masticare, però sputando. Poi mi facevo schifo e ricominciavo a mangiare normalmente, poi cercavo di rimediare con lo sport, poi tornavo a sputare, ecc. Un po' mi pesavo sempre e mi scrivevo i d.a., poi non me li scrivevo più.. Erano tutte azioni senza una logica, rituali messi in moto ormai automaticamente. E avevo proprio la sensazione che a fare quelle cose fosse un'altra persona. Razionalmente riconoscevo come mie quelle mani che si muovevano, quelle gambe che si dirigevano verso il frigorifero o sull'ellittica e quella bocca che masticava, masticava senza sosta. Ma non mi riconoscevo nella mente di chi faceva quelle cose, non ne capivo il motivo, il senso, lo scopo. E non lo capivo perchè l'avevo rimosso! Non riuscivo più a collegare gli eventi scatenanti con gli eventi conseguenti perchè avevo automaticamente eliminato il passaggio di mezzo, cioè l'emozione conseguente al primo evento e causa del secondo evento. Passavo semplicemente da un evento all'altro, cioè da un'azione all'altra.
Non potete capire la soddisfazione che sto provando in questo momento ad aver capito questa cosa.. E' come una realizzazione, un'epifania. E' come se qualcuno mi avesse passato degli appunti di una materia che rendono chiaro un concetto espresso malissimo nel libro. E' come se mi avessero finalmente raccontato il finale di un film bellissimo a tre quarti del quale se n'era andata la luce. 
Tanto per restare in tema, in questo momento sento una forte emozione positiva dentro di me, che ho chiamato soddisfazione, ma prima di scrivere quella parola avevo scritto gioia, poi mi sono fermata, l'ho cancellata, mi sono chiesta cosa provavo, ho cercato di capire, di dargli un nome e ci ho messo molti minuti prima di scrivere infine soddisfazione, ma senza esserne davvero soddisfatta. Non riesco neanche a sorridere, sento questa cosa dentro, che non so come sfogare. E proprio in questo momento mia madre mi ha rivolto la parola, ha cominciato al solito suo a punzecchiarmi, e rapidamente l'emozione si è trasformata in rabbia, pronta ad essere sfogata su me stessa o su qualche oggetto. Ma stavolta l'ho capito in tempo, stavolta sono stata più furba. Ecco che torna la scarica positiva senza nome.
In uno dei primi incontri con la psicologa ricordo di averle detto proprio questo, non so distinguere le emozioni, al massimo le differenzio in positive e negative, ma per il resto all'interno delle due categorie sono tutte uguali. 

Insomma... La vena ispiratrice è finita. Ho riletto il post e l'ho trovato molto carino e scritto anche stranamente bene, ho rilevato pochissimi errori di battitura. Lo pubblico anche se è davvero lunghissimo. Mi farebbe piacere se qualcuna di voi riuscisse a leggerlo tutto e a dirmi cosa ne pensa, se condivide la mia idea o se invece la vede in maniera diversa. Vorrei davvero attivare una discussione su questa cosa. Per la prima volta dopo tanto tempo sento che questo blog potrebbe servirmi davvero, forse ne ho trovato lo scopo. Non vi avevo mai parlato nel dettaglio così della mia vita o delle mie conversazioni con la psicologa, mi limitavo a Fare.. Scrivevo i d.a., progettavo obiettivi e situazioni, seguivo sfide, riportavo eventi. Invece vorrei dare più spazio alle mie emozioni. Mi dispiace se ciò che scrivo non vi piace o vi annoia, ma credo che ci saranno altri post così. Stasera mi sono sentita molto in stile Stream of Consciusness. Più scrivevo, più mi venivano cose in mente, che portavano ad altre idee, e alla fine ho realizzato qualcosa che non pensavo assolutamente di sapere, e invece era lì, bastava tirarla fuori. Sto cominciando a psicanalizzarmi da sola xD
Per riassumere proprio in breve: 
Sì, è utilissimo e importantissimo seguire una terapia con un/una psicologo/a.
No, non bisogna sempre fare qualcosa, ci si dovrebbe fermare a pensare, a scrivere, a parlare.
Riversare le emozioni sul cibo, sul dolore, sullo sport dà solo un benessere momentaneo e illusorio, e più viene fatto, più effetti disastrosi produce sul corpo e sulla mente.
Dire ciò che si pensa, litigare, discutere, fa bene, ci fa conoscere meglio noi stessi, se poi si riflette sul litigio e si prendono in considerazione alcuni aspetti, senza limitarsi a pensare "fanculo, avevo ragione io". 

Concludo dicendo solo un'altra cosa. Il mio ragazzo è tornato, e ne sono davvero contenta, più di quanto mi aspettassi. Ieri abbiamo fatto l'amore, e mi sono sforzata di lasciarmi andare, e mi è piaciuto abbastanza. Mi sono sentita meno oppressa, più libera, più leggera. Mia madre oggi mi ha detto che è colpa del mio ragazzo se sono così, che quando torna lui io cambio da così a così.. E sapete una cosa? Credo che sia vero. Perchè lui mi fa sentire amata, mi fa sentire importante, mi fa sentire considerata, cercata, mi fa sentire necessaria e indispensabile. Non so bene che cosa veda in me, ma so che vede qualcosa, qualcosa che gli piace un sacco. E inevitabilmente nasce il confronto, tra come mi sento trattata da lui e come dagli altri. E per questo oggi è successo quel casino con mia madre. Perchè ho visto la differenza tra come posso essere considerata e quanto mi considera invece lei. Il mio ragazzo mi ama così tanto che quando c'è lui mi amo un po' anche io, e penso di meritare di più, trovo il coraggio di ribellarmi, di dire quello che penso davvero, quello che non mi sembra giusto. Lui riesce a sciogliere un po' quel cubetto di ghiaccio che ho al posto del cuore e mi fa riscoprire il magico mondo delle emozioni.
Sì, è vero, oggi mi sono tagliata. Perchè mi sembra ovvio che queste emozioni, che sto appena appena ricominciando a conoscere, non le so ancora minimamente gestire. Ma sono sicura che lui mi aiuterà a imparare. Sono molto più fiduciosa nella nostra relazione. Mi sono resa conto che se non volevo che lui tornasse, se avevo dei dubbi, era perchè avevo paura delle emozioni che avrei potuto provare quando lui fosse stato qui. Le avevo eliminate tutte, e avevo paura che ritrovarle potesse farmi del male. Invece, ve lo giuro, provare emozioni è bello. E' bello anche provare rabbia, tristezza, percepire il vuoto. Se sono capace di essere triste, posso essere capace anche di essere felice. Sforzatevi.. Sforziamoci un po' tutte.
Buonanotte, un bacio a tutte <3

giovedì 6 marzo 2014

Sfida di Misha anti chew&spit

Ciao ragazze!
Temo di esserci ricascata.. Mi stupisco sempre della gioia che provo dimagrendo. E' innaturale, è sbagliata, è malsana, ma è così forte e prepotente da inebriare e confondere la mente e i sensi. Aver realizzato di poter masticare tutto, ma proprio tutto, compresi pane e nutella o quadratini di cioccolato o cornetti gelato algida semplicemente sputando senza ingoiare, e comunque dimagrire, mi ha dato alla testa. Se abuso con questa tecnica mi viene mal di pancia, perchè i succhi gastrici dei diversi alimenti nello stomaco fanno a pugni tra di loro, e capita di sentirmi gonfia (come se prima non lo fossi -.-) ma non ingrasso, e posso soddisfare ogni mio capriccio. Il che però mi porta a dipendere ininterrottamente dal cibo. Dato che non ingoio quasi niente, a parte frutta e yoghurt magri, ho spesso fame, e masticare e sputare mi aumenta il senso di fame, sapere di non ingrassare mi induce a fare questa cosa praticamente tutto il giorno, ad ogni ora. Passo le ore in cucina, come una ladra, con un piatto di plastica in mano su cui sputare ogni boccone e un fazzoletto nell'altra per coprire tutto, casomai entrasse qualcuno, fissando sempre terrorizzata la porta, pronta a nascondere tutto.. E' non poco stressante. E sta finendo per diventare una dipendenza. Sinceramente non voglio fare una cosa così schifosa a vita.. Anche perchè, come potrete facilmente immaginare, mi costringe a mangiare sempre da sola, perchè non posso farlo con qualcuno davanti, e mi sta allontanando ancora di più dalle persone. Ogni volta che sono con qualcuno e ho la possibilità di mangiare penso "perchè farlo ora? se aspetto mezz'ora, quando tutti saranno andati via, potrò masticare e sputare tutto ciò che voglio!" Senza contare il fatto che masticare e sputare il cibo non è poi troppo diverso dal buttarlo sano sano. Sì, magari me lo sono goduto un po', non lo sto buttando e basta, però sono comunque soldi buttati, ed è uno spreco..
Insomma, vorrei smettere. Non per dimagrire, perchè di fatto dimagrisco anche facendolo, ma per stare meglio, fisicamente e psicologicamente. Per sentirmi meno gonfia, meno intossicata, meno oppressa e terrorizzata, meno ansiosa, meno in colpa.
Per questo voglio partecipare alla sfida di Misha. 20 giorni da max 500 kcal esclusi frutta e verdura e i giorni successivi da max 750.
Che poi con il fatto che si può benissimo mangiare di più purchè poi vengano bruciate le calorie in eccesso con lo sport, è un'alimentazione praticamente normale.. Infatti più che su questa regola, cercherò di farmi forte sulle altre. Niente dolci, niente cioccolato, niente biscotti, nemmeno da masticare e sputare. Niente spuntini notturni o ad ogni ora del giorno, ma solo i 3-5 pasti giornalieri, possibilmente in compagnia.

Questo l'avevo scritto nel primo pomeriggio, poi ho avuto molte cose da fare, ma voglio comunque finire questo post, quindi lo concludo e lo pubblico ora, anche se è notte.
Mi fa ridere la penultima frase che ho scritto, dato che stasera ho mangiato tutte e tre le cose che avevo elencato come proibite, e senza nemmeno sputarle.
D.A. di oggi (peso: 50,9):
08:00 = un bicchiere di latte scremato (66)
11:30 = 3 mele a casa del mio migliore amico
15:00 = mezzo barattolo di lenticchie (100) diviso con mia madre + una scatoletta di tonno al naturale (56) + 2 gallette di mais (44) + 1 pomodoro e mezzo + arance
17:30 = 3 banane e 1 mela
21:00 = 250 gr di yoghurt magro bianco (100) + 1 arancia e mezza
22:30 = cioccolata calda alla fragola + biscottini + 3 cucchiaini di torta al cocco. Sono uscita col mio migliore amico e la sua ragazza. Siamo entrati in una cioccolateria perchè diluviava, e mi sono fatta corrompere dall'odore inebriante di cioccolato che mi ha investita.
Ma dato che ero a 366 calorie ed ero stata 1 ora e mezza in palestra (senza contare le passeggiate con e senza cane e tutte le scale fatte durante la giornata) di cui solo nei primi 45 minuti ho bruciato 500 cal sull'ellittica, avevo un bel po' di calorie a disposizione. Spero di non averle riempite tutte. Ma in realtà non è tanto importante. Non mi sento in colpa. Sì, potevo evitare, ma pazienza. Ero in buona compagnia, non ho masticato e sputato quasi niente oggi, solo gli ultimi due bocconi di una banana, e non ho nemmeno esagerato col cibo, dato che appunto ho bruciato un sacco in palestra e durante il resto della giornata. Quindi tutto sommato va bene così.

Voglio darvi un esempio di una mia giornata tipo, per farvi capire come, rispetto ai giorni passati, oggi sia stato un grande progresso.
Questo è il d.a. del 2 marzo:
09:00 -> 10:00 = 250 gr yoghurt magro bianco con 1 arancia. 2 frollini SPUTATI. 1 banana SPUTATA. 1/3 di fetta biscottata con un cucchiaino di marmellata. mezza mela cotta al forno.
11:30 = gallette di riso con l'altra mezza mela cotta. uno yoghurt magro ai frutti di bosco.
14:30 -> 15:45 = 75 gr platessa con verdure al forno. Poco salmone affumicato con ricotta. fragole. mezzo cannolicchio con ricotta. 2 cannolicchi SPUTATI. un boccone di salsiccia al sugo. un boccone di salsiccia SPUTATO.
18:30 = 2 o 3 arance. un pezzo di pane SPUTATO. 1/2 fetta di pancarrè SPUTATA. 30 gr di nutella spalmata sul pane SPUTATA.
20:00 -> 22:00 = poca ricotta. un po' di sugo della salsiccia. 2 banane. un quadratino di cioccolato fondente SPUTATO. pane SPUTATO. galbanino SPUTATO. altro pane inzuppato nel sugo SPUTATO. 1/2 wurstel al microonde SPUTATO.
Il giorno dopo pesavo 200 gr in meno rispetto a 2 giorni prima (51,4 contro 51,6). Ma stavo di merda. Come avete visto ho passato gran parte della giornata mangiando, o comunque in cucina e in mezzo al cibo. Cibo di ogni tipo, mille proteine diverse, amidi e proteine insieme, dolci, cibo salato e frutta. Ogni mio pensiero era rivolto al cibo. E masticare cibo per 2 ore consecutive non fa bene allo stomaco. Ero gonfissima e piena di aria, un mal di pancia da morire.

Ed è questo che voglio cambiare, perchè il peso non è un problema. Io materialmente non so ingrassare.
Io non so come facciano alcune di voi.. Dimagrite e poi a ondate riprendete il peso.. 2, 3, 5, 6 kg.. Io non ci riuscirei mai. Al massimo ne rimetto 1 e mezzo, e me ne accorgo subito, sto più attenta per due giorni e lo perdo, non credo che riuscirei mai a rimettere 5 kg consecutivi.

Quindi.. Tra le regole c'era di fissare alcuni obiettivi personali. Come vi ho detto, tra i miei obiettivi non c'è perdere peso, o comunque non ho idea di quanto peso vorrei perdere. Cioè non è importante. Sì, da quel numero sono ancora dipendente, lo controllo sempre, ma solo a scopo informativo diciamo.. Non mi interessa tanto il numero sul display, quanto il mio riflesso allo specchio.
Tra i miei obiettivi principali c'è sgonfiarmi. Sono sempre sempre sempre gonfissima da far schifo. Sembro sempre sul punto di partorire. Poi c'è smettere di masticare e sputare, non posso sprecare tutto quel cibo e rovinarmi così lo stomaco. Poi vorrei riuscire a mangiare sempre in compagnia e mai più da sola e di nascosto. Oggi ci sono riuscita. Ho fatto 4 pasti davanti a mia madre e 2 con il mio amico. Come altro obiettivo direi imparare a mangiare solo 3-5 volte al giorno ed eliminare i dopocena.
Quanto all'attività fisica non posso lamentarmi. Conduco una vita piuttosto attiva. Cammino molto, sia passeggiando col cane che da sola per sbrigare commissioni o spostarmi da un luogo all'altro. Non uso mai l'ascensore, tranne se sono con qualcuno (tipo se torno a casa con mia madre) o se ho fatto la spesa, e dato che abito all'8° piano ed esco molte volte al giorno faccio un sacco di scale. Quasi ogni giorno vado in palestra e non scendo dall'ellittica finchè sul display in corrispondenza di "calorie" non vedo scritto 500. A casa faccio meno attività, prima facevo un sacco di squat e JJ, ma ottenevo solo di sfasciarmi legamenti e tendini, preferisco andare in palestra e bruciare calorie in maniera più sana e variegata.
Ultimo ma non ultimo, c'è l'obiettivo di piacermi. Intanto mi capita meno spesso di guardarmi allo specchio e scoppiare a piangere graffiandomi la ciccia con le unghie. Di fatto mi rendo conto che ciccia non ce n'è più molta. Più che grasso è pelle molla, devo rassodare, ma sotto uno strato sottile mollaccioso si intravedono i muscoli anche sull'addome. Quando troverò il coraggio di farmele vi posterò qualche foto!

Domani a pranzo sarò al sushi wok con gli amici, ma cercherò di mangiare poco o niente durante il resto della giornata e di pomeriggio credo che andrò in palestra come oggi. Di sera, verso le 21-22 arriverà il mio ragazzo (dopo 4 mesi e una settimana!), credo che lo andrò a prendere all'aeroporto (sempre che la macchina non mi abbandoni in autostrada come l'ultima volta). Spero solo che non ci siano dolci da mangiare domani sera, per il resto rispettare i piani non dovrebbe essere un problema (grazie all'ellittica della palestra).

Credo di aver detto tutto per oggi, credo che sarò un po' più attiva nei prossimi giorni, proprio perchè partecipo a questa sfida e cercherò di aggiornarvi sui d.a. Vedremo come andrà strada facendo, senza troppe ansie e paranoie. Se anche qualche giorno sforerò (specialmente nel week end dato che la palestra è chiusa ed essendoci il mio ragazzo mangerò di più e mi muoverò di meno) non ne faccio un dramma. Dopotutto mi sono resa conto che il nostro (o almeno il mio) corpo è geneticamente predisposto al mantenimento dell'equilibrio. Ingrassare non è poi così facile. E sopratutto, anche se aumenta il numero sulla bilancia, è difficile che sul corpo si noti qualche cambiamento, a parte in termini di gonfiore.

Beh in bocca al lupo a tutte, e a presto! <3